di A I
Basta con prodotti industriali, fate i buoni, cioè fate il più buono di tutti, il pangiallo. Versate sul piano di lavoro 200 grammi di farina e una ventina di grammi di lievito. Impastate con acqua tiepida, e se volete una pasta più morbida del pane, aggiungete sciroppo di zucchero, non troppo denso. All’impasto aggiungere trecentocinquanta grammi di scorzetta di cedro o arancia candita tagliata in pezzetti, poi duecento grammi di pinoli, duecento grammi di pasta di mandorle sciolta sciolta con un paio di uova fresche e un cucchiaio di miele, cinque cucchiai di olio d’oliva, di quello buono cioè di Sacrofano, e un chilo di uvetta sultanina, e un cucchiaio di curcuma, per dargli quel giallo che invoca il sole caldo dopo la fine dell’inverno, da cui prende il nome di pangiallo. Impastate e lasciate levitare la pagnottina, che avete ricavato col lavoro delle vostre mani, per una notte. Al mattino, prima di infornare, spennellate sulla pagnotta una miscela di farina, olio un poco di zucchero. Poi in forno ad allegra temperatura, la stessa che usereste per fare il pane fatto in casa (il che vale anche per le macchine domestiche per fare il pane in casa). Con i più caldi auguri di buone feste.


