Il tempo libero delle ragazze e dei ragazzi non è mai senza le preoccupazioni di ordine educativo da parte degli insegnanti ed economico da parte delle famiglie
di Marco Ferri
Se vacanza è sinonimo di riposo, divertimento, aria aperta, per il vocabolario della nostra lingua con vacanza si intende assenza di un responsabile, di un servizio, di un’attività. L’interruzione della didattica e delle attività connesse, guidate da un insegnante, pone problemi che spesso sono irrisolti. Le ragazze e i ragazzi, che si sentivano sottoposti alla pressione quotidiana dell’alzarsi presto, entrare a scuola in orario, partecipare all’apprendimento e alla socializzazione con i coetanei, vedono lo spazio creato dalla vacanza scolastica come un luogo immateriale in cui presto avvertono la noia. Come se il tempo libero dagli impegni non potesse essere lasciato a disposizione del dialogo interiore, alla riflessione, al tempo liberato da obblighi. Domenico De Masi (1938-20123), celebre sociologo del lavoro, – recuperando la definizione latina di otium -, sosteneva l’importanza di quello che ha definito “ozio creativo” (Ozio Creativo, conversazione con Maria serena Palieri, BUR 2025), cioè della sapiente fusione giornaliera di lavoro, studio e divertimento, immaginando quanto fosse in realtà produttivo pensare di più invece che fare sempre di più. Chi lo ha conosciuto sa quanto egli fosse perfettamente consapevole che l’apprendimento scolastico era disegnato sul modello organizzativo della giornata di un lavoratore salariato, per il quale l’otium era uno stile di vita vietato se non addirittura additato come deprecabile. “Spesso i miei alunni – mi dice Paola Arbia, maestra dell’IC Pitocco di Castelnuovo di Porto– si lamentano quando hanno la sensazione di fare nulla, temono la noia come la paura del vuoto”. Ed ecco che ricorrono all’uso compulsivo della smartphone, spesso troppo presto fornitogli dagli adulti come talismano contro la noia. “Dopo un intenso anno scolastico in cui sono impegnati nel programma scolastico e coinvolti in attività che prevedono la partecipazione a progetti formativi, – continua la maestra Paola – le vacanze di Natale e quelle estive sono momenti di discontinuità non solo nella didattica, ma anche del dialogo con loro e tra loro. E questo spesso significa dover spendere tempo per recuperare la concentrazione e l’entusiasmo”. Le vacanze scolastiche estive mettono in evidenza come la lunga pausa non rappresenti solo un momento di riposo, ma anche un fattore che può ampliare le disuguaglianze sociali ed educative. Lo sostiene Chiara Saraceno, sociologa e filosofa. In un articolo sul tema redatto per Pubblico, newsletter della Fondazione Feltrinelli. Saraceno sostiene che l’accesso a esperienze estive – viaggi, centri estivi, attività sportive e culturali – dipende fortemente dalle risorse economiche e culturali delle famiglie, con il rischio che i bambini provenienti da contesti più svantaggiati restino esclusi e subiscano una perdita di opportunità educative. I dati richiamati mostrano che: circa un bambino su tre vive in una famiglia che non può permettersi una settimana di vacanza lontano da casa nell’arco dell’anno; il 9,3% dei minori non ha nemmeno la possibilità di svolgere con regolarità attività di svago a pagamento, come sport, centri estivi, cinema o altre esperienze ricreative. A Sacrofano, con l’intervento della parrocchia di San Biagio, è attivo il sistema GREST, acronimo di GRuppo ESTivo, che organizza attività ricreativa ed educative durante l’estate per bambini e ragazzi. In media le tariffe variano tra i 30 ai 90 euro settimanali, che si aggiungono, tra gli altri, ai finanziamenti annuali che il Dipartimento della Famiglia destina ai Comuni. Paola Arbia ci fa notare che alcune scuole primarie hanno predisposto un prolungamento delle lezioni per tutto il mese di giugno e anche per la prima settimana di luglio con laboratori di attività didattico-ricreativa. Tuttavia sono spesso poco accoglienti per via della mancanza di aria condizionata, e di conseguenza poco frequentati. In Italia si calcola che gli edifici dotati di condizionatori siano intorno al 7 per cento del totale.
Il fatto incontrovertibile è che l’estate comporta costi significativi che molte famiglie non riescono a sostenere integralmente, con il risultato di dilatare le differenze tra chi può accedere a esperienze formative e ricreative e chi invece trascorre le vacanze senza attività strutturate. Per esempio, per una famiglia con due figli e genitori che lavorano, coprire circa dieci settimane di chiusura scolastica in estate può significare una spesa complessiva di alcune migliaia di euro, spesso insostenibile per chi ha redditi medio-bassi. Molte famiglie sono quindi costrette ad affidarsi ai nonni, a ridurre le ferie o a rinunciare alle attività educative estive. Domenico De Masi sosteneva che andare al cinema, a teatro o in un museo, ma anche semplicemente fare una passeggiata in campagna ha la capacità di sviluppare la consapevolezza delle proprie conoscenze e la voglia di saperne di più. La maestra Paola sostiene che sarebbe utile che la scuola fornisse suggerimenti operativi su come trascorrere le vacanze, a prescindere dal luogo in cui si svolgeranno. Chiara Saraceno insiste su un punto: le vacanze non rappresentano solo un periodo di svago. Quando alcuni bambini possono viaggiare, leggere, frequentare musei, fare sport o partecipare a campi estivi, mentre altri trascorrono l’estate senza opportunità analoghe, le differenze negli apprendimenti e nelle competenze tendono ad ampliarsi. Le vacanze estive diventano così un fattore che alimenta le disuguaglianze educative, oltre che economiche. Il tempo libero e le vacanze non sono un lusso, bensì una componente importante del benessere e dello sviluppo dei bambini. Chi non può permettersi una vacanza spesso rinuncia anche ad altre esperienze formative e ricreative, con effetti che si riflettono sul benessere, sulla socialità e sul percorso scolastico. Una questione così importante che richiederebbe un decisivo impegno diretto del welfare statale, regionale e quindi comunale, affinché le vacanze facciano organicamente parte dell’anno scolastico.

