Editoriale
Succede mai niente a Sacrofano?
di Marco Ferri
Cominciamo con i fatti. A quanto ci risulta, il pagamento delle somme rateizzate dopo l’accordo di rientro dal debito stabilito dalla sentenza di condanna per la vicenda RSA, è regolare. Di conseguenza il traguardo dell’uscita definitiva dal predissesto si avvicina, con la positiva conseguenza di liberare finalmente risorse economiche utili a migliorare la qualità della vita dei cittadini. A questa notizia, si aggiunge un’altra buona novella: il Comune ha ottenuto un finanziamento di 2,5 milioni di euro per la messa in sicurezza della viabilità comunale e per il fosso Vignale. Cambiando discorso senza cambiare argomento, anche quest’anno Sacrofano risulta il comune più virtuoso del Lazio per la raccolta differenziata, dato confermato da Umberto Di Camillo, direttore della Teckneko, che si è aggiudicata il rinnovo dell’appalto per la raccolta e la gestione dei rifiuti urbani. La neonata squadra di calcio della Polisportiva Sacrofano è quarta in classifica, un risultato di tutto rispetto, visto il suo primo anno agonistico. Contemporaneamente, i lavori per la piena agibilità del centro sportivo di Monte Sarapollo procedono e a quanto pare rispetteranno il termine previsto dai finanziamenti del PNNR, compresa la riapertura della piscina, anche se per quest’estate non si farà in tempo a fare un tuffo. Ci rifaremo in autunno. Complessivamente, secondo Toni Scattolon, consigliere con delega allo sport, la frequentazione degli impianti sportivi ha visto aumentare il numero dei partecipanti, dato confermato da Alessio Lo Porto, direttore della prima squadra di calcio della Polisportiva Sacrofano, secondo cui gli spettatori alle partite sono sempre numerosi. Sul fronte dell’accoglienza, si segnala un’altra edizione degli appuntamenti della Fattoria di Borgo Pineto, la prossima apertura di un pub in paese e di un ristorante d’asporto di sushi e woke. Mentre Fiorina si gode il meritato riposto dopo tanti anni di attività, nel mitico locale in piazza XX Settembre potrebbe essere presto inaugurata una fraschetta. In definitiva, cosa ci dice questo sommario bilancio primaverile? Che il “pregiudizio di conferma”, come si chiama in termici tecnici la tendenza a cercare argomenti che confermino a tutti i costi un atteggiamento negativo nei confronti dei cambiamenti, trova smentita proprio nei fatti, e che è tempo di prendere atto che, proprio nei fatti le cose stanno cambiando, che c’è vitalità, ci sono segnali incoraggianti, ci sono idee creative di promettenti nuovi sviluppi.

“…Sulla chiave di volta si trova uno stemma scolpito nel marmo che reca sulla porzione superiore l’immagine del vescovo San Biagio…”
Territorio
Prima di Sacrofano c’era Scrofano. Che cosa c’era prima di Scrofano?
di Piero Santonastaso
Questo articolo è il primo di un breve ciclo su preistoria e storia di Sacrofano e del suo territorio. Iniziamo da quando al posto del nostro paese c’era il mare. Anzi, un oceano: Tetide.
Novanta milioni di anni fa, nel tardo Mesozoico, la Terra era un gran casino: nulla che somigliasse all’attuale distribuzione di continenti e oceani. Le viscere del pianeta erano inquiete, facevano viaggiare le placche tettoniche e spingevano sulla crosta, causandone il corrugamento. Il processo prese sempre più forza e 65 milioni di anni fa, all’inizio del Cenozoico, cominciarono a delinearsi le fattezze del globo terracqueo come lo conosciamo. Il blocco formato da Africa, Arabia e India risalì verso l’Eurasia, provocando la chiusura dell’oceano Tetide, la formazione del Mediterraneo e la nascita della lunghissima catena alpino-himalayana, che parte dal Marocco, termina in Indonesia e costituisce l’ossatura della penisola italiana. Che però all’epoca non era una penisola, ma una sorta di arcipelago di piattaforme allungato da sud a nord, apparendo e scomparendo per i capricci del moderno stretto di Gibilterra, aperto o chiuso a seconda delle spinte delle piattaforme continentali. Sedimentazioni e depositi via via unificarono l’arcipelago fino a farne l’odierno stivale. E qui entra in gioco Sacrofano, o meglio il territorio sul quale sarebbe sorta Sacrofano. L’interazione tra la placca africana e quella euroasiatica diede vita al fenomeno del vulcanismo, che rende tuttora l’Italia un unicum nel continente. Il magma in risalita dalle profondità terrestri creò circa 800.000 anni fa la cosiddetta provincia magmatica laziale, nella quale si formarono in successione il vulcano Volsino – che ha dato origine al lago di Bolsena – quello di Vico e, infine il complesso Sabatino. Qui l’attività vulcanica iniziò circa 600.000 anni fa nell’area Morlupo-Castelnuovo di Porto, scendendo poi in direzione sud-ovest fino alla formazione del vulcano di Sacrofano, il principale attore della regione. Per più di 200.000 anni eruttò in modalità stromboliana centinaia di chilometri cubi di lava che arrivarono a ostruire completamente il corso del Paleotevere, costringendolo a trovarsi una strada a est del Soratte. Poi, intorno a 320.000 anni fa, l’abbassamento del livello magmatico e l’interazione con le falde freatiche provocarono un enorme colata piroclastica e la successiva esplosione dell’edificio vulcanico, con la formazione della grande caldera al cui margine sorge oggi Sacrofano. Sul versante ovest entrò in attività l’area di Baccano, i cui prodotti lavici colmarono nel tempo la caldera e contribuirono all’assetto attuale del panorama, nel quale rimangono riconoscibili, i monti Musino, Rocca Romana, Broccoleto, Solforoso etc , tutti frutto di attività vulcanica (coni di scorie, nati cioè da lapilli, scorie e cenere). Questo intenso dinamismo non solo ha contribuito alla creazione del tufo di Sacrofano, ma ha anche dato vita a un territorio estremamente fertile. Nota finale: diversamente da quanto ritenuto fino a non molto anni fa, il Vulcano Sabatino non è più considerato “spento”, ma “quiescente”, cioè dormiente. Di un sonno tranquillo e profondo, al contrario del Vulcano Laziale che ogni tanto fa tremare la terra a sud di Roma, ma comunque in grado di ridestarsi. Nessun segnale fa pensare a risvegli imminenti, anche perché nella penisola l’attività vulcanica si sposta seguendo l’asse nord-est sud-ovest, ma vale la pena ricordarlo. (1-continua)

Auguri
È tornata la cicogna a Sacrofano
Un felice benvenuto ad Achille, primogenito di Alessandro e Noemi, e a Sofia, primogenita di Maurizio e Giada.
La buona novella contiene anche un altro evento eccezionale perché Achille e Sofia sono diventati subito cugini. Infatti, papà Alessandro e mamma Noemi, oltre che i genitori di Achille, sono diventati anche zio e zia di Sofia, e allo stesso tempo papà Maurizio e mamma Giada, oltre che genitori di Sofia, sono diventati pure zio e zia di Achille. Tanti auguri dalla redazione di La Nuova Sacrofano.

Sport
Le idee vincenti della Polisportiva Sacrofano
La Polisportiva Sacrofano sta crescendo e costruendo i primi importanti risultati

Anche solo a guardarlo il campo sportivo, capace di ospitare calcio, calciotto, rugby, scuola rugby e scuola calcio, e soprattutto vedendolo brulicare di marmocchi in calzoncini che volteggiano palloni, che sembrano addirittura più grando di loro, sotto lo sguardo e le raccomandazioni degli allenatori, anche solo a guardarlo, dicevamo, prima ancora di venire a conoscenza delle molteplici attività promosse dalla Polisportiva Sacrofano, la prima cosa che viene in mente è che aver investito risorse del PNNR per la completa ristrutturazione degli impianti sportivi è stata una scelta giusta, prima ancora che utile o necessaria. Come è noto i lavori inaugurati poco meno di un anno fa furono deliberati da Città Metropolitana di Roma Capitale, come ora si chiama quella che un tempo avremmo semplicemente detto Provincia, e affidati all’ufficio tecnico del Comune di Sacrofano. Devono essere ultimati, in particolare il campo da basket e volley, il campo da calcetto, la recinzione, l’illuminazione. E la piscina. Secondo Toni Scattolon, consigliere con delega allo Sport, i lavori verranno ultimati in tempo utile. Chi frequenta la struttura di Monte Sarapollo è ansioso di vedere che tutto vada a posto e funzioni allo stesso modo di come funziona il campo centrale. Paolo Ruggero è il presidente della Polisportiva. “Il campo ce lo invidiano tutti coloro che sono venuti giocare. Tanto che ospitiamo anche altre squadre, che qui vengono ad allenarsi”. Secondo Alessio Balloni, direttore della Polisportiva “anche il fatto che siamo in cima a una collina, intorno alla quale c’è tento verde e tanta naturale tranquillità, caratteristica tipica del Parco di Veio, è un valore aggiunto che spinge a venire ad allenarsi qui anche da Roma”. “Nei primi mesi di attività che la Polisportiva ha gestito, possiamo fare un primo provvisorio bilancio – dice Ruggero – La squadra di calcio è quarta in classifica, grazie all’abnegazione di Sante Sassi, l’allenatore, oltre che dello spirito di squadra dei giocatori; la squadra di rugby è saldamente in serie B”. Stefano di Manno è il segretario: “In pochi mesi abbiamo oltre 300 tesserati, con la prospettiva di un sostanziale aumento entro la fine dell’anno”. La scuola calcio conta 35 di piccoli atleti, ma il numero è destinato a crescere. La scuola di rugby sta per vedere la luce. “Quando organizziamo feste del rugby superiamo le trecento presenze – dice Ruggeri – Anche quando la squadra di calcio gioca in casa, il pubblico è sempre numeroso e partecipe”. È disciplinato, tengono a precisare i dirigenti. Stefano Terradura, Pier Paolo Gentili, Domenico Scipioni sono consapevoli che la passione sportiva non deve mai andare oltre il limite di un sano agonismo “Fate il tifo per i bei gesti, non per i cattivi comportamenti”, dicono con la consapevolezza che l’entusiasmo non deve travalicare il senso del rispetto e della lealtà sportiva. Paolo Ruggero ha una bella squadra di collaboratori, tutti volontari e pieni di energie positive, un bell’esempio per le giovani generazioni. Come Alessandro, figlio di Domenco Scipioni, che si prodiga, oltre che nella squadra di cui spesso indossa la fascia in sostituzione del capitano, nell’impegno di seguire la scuola calcio. “Mi piace e faccio in modo che la pratica dello sport si viva da più punti di vista e non sia solo allenamento e partita”, dice Ruggero. Quella che si sta sviluppando a Monte Sarapollo si appresta a diventare una bella esperienza per tutto il paese, dai piccoli agli adulti, e può stimolare successi anche dal punto di vista dell’attrazione di pubblico, che poi si riversi nel circuito enogastronomico, in quello ricettivo, o nella visita del centro storico così come nei sentieri naturali che attraversano il Parco di Veio. Che il funzionamento del centro sportivo di Monte Sarapollo si realizzi pienamente sta diventando, dunque, interesse di tutta la comunità di Sacrofano: è giunto il momento che tutti ne abbiano piena consapevolezza. Prossimo appuntamento il torneo di calciotto.
Green deal
Sacrofano entra nell’economia circolare
Dopo i successi della raccolta differenziata, importante decisione gestita dall’Ufficio Ambiente
di L B e M F

Umberto Di Camillo, direttore di Teckneko di Sacrofano
Dal 2026, il Comune di Sacrofano gestirà direttamente le entrate relative al conferimento dei rifiuti differenziati ai consorzi incaricati del riciclo dei materiali. È una notizia importante non solo per le casse del Comune, ma per l’ingresso nel circuito virtuoso dell’economia circolare, che il livello più alto di raccolta differenziata rispetto agli altri comuni del Lazio ha consentito. Ricordiamo che si definisce economia circolare un modello economico progettato per ridurre sprechi e consumo di risorse, mantenendo prodotti e materiali in uso il più a lungo possibile. Se l’economia lineare tradizionale si basa sul ciclo estrarre → produrre → consumare → buttare, l’economia circolare si pone l’obiettivo di progettare → usare → riutilizzare → riparare → rigenerare → riciclare. In Piazza XX Settembre, nel nuovo info-point incontriamo Umberto Di Camillo, direttore di Teckneko, la società, che impiega 17 dipendenti, quasi tutti lavoratori che vivono a Sacrofano, che recentemente ha vinto la gara pubblica e quindi rinnovato il suo contratto di appalto per la raccolta dei rifiuti urbani solidi nel territorio di Sacrofano: “Con 2.882.474 chilogrammi di rifiuti raccolti nel 2025, la raccolta differenziata ha raggiunto il record dell’84,70%, collocando Sacrofano al primo posto assoluto nella regione Lazio”. Questo dato ratifica che l’indifferenziata – cioè i rifiuti che vanno in discarica e non alle filiere del riciclo – sono poco più del 5% del totale. “I cittadini del nostro Comune sono molto disciplinati e la loro gestione del conferimento dei rifiuti al servizio porta a porta è esemplare”, dicono all’Ufficio Ambiente del Comune. “La prova è nei dati: la differenziata nel 2010 era il 44,99%, ed è aumentata anno per anno fino a raggiungere la percentuale che ci colloca in cima alla graduatoria regionale”.

Riepilogo della raccolta dei rifiuti solidi urbani, fonte: Teckeko
Non è un caso che Lega Ambiente abbia premiato per il quarto anno Sacrofano con il titolo di “Comune riciclone”. Generalmente, il territorio comunale appare pulito, i fenomeni di abbandono fraudolento dei rifiuti lungo le strade è limitato ad alcuni casi isolati, il che è un bene, dal momento che questi comportamenti incidono sui costi di gestione, affinché la pulizia delle strade a carico di Teckneko sia un servizio efficiente.

Il diploma di Comune riciclone
Poiché l’ingresso nel ciclo virtuoso dell’economia circolare da parte del Comune non può che essere limitato al solo processo di riciclo dei rifiuti, la scelta di gestire direttamente potrebbe dimostrarsi di un’importanza decisiva per compensare i costi che affronta il Comune e quelli che sono a carico dei cittadini attraverso la TARI. Il condizionale è relativo alla valutazione economica che sarà possibile alla fine del primo anno di gestione, che darà un’idea più chiara del rapporto costi-benefici. Certo è il fatto che la scelta della gestione diretta del conferimento diretto ai consorzi del riciclo sta avendo un effetto positivo tanto che anche altri Comuni si stanno orientando nella stessa direzione. Le buone pratiche hanno positive emulazioni, come ci ha insegnato Ellen MacArthur, famosa velista britannica, che ha dato vita all’omonima fondazione, un’organizzazione internazionale senza scopo di lucro con sede nella mitica Isola di Wight. Dal 2010 Ellen MacArthur, che ha creato il concetto di economia circolare, promuove la transizione globale per ridisegnare i sistemi produttivi e ridurre gli sprechi.
La recensione
Non la guerra in Iran ma scalfire la roccia
In attesa che il Teatro Ilaria Alpi da spazio diventi un luogo anche per il cinema, segnaliamo un film che ci sarebbe piaciuto fosse proiettato a Sacrofano.
di Riccardo Tavani

La vicenda al centro di Scalfire la roccia, della coppia Sara Khaki e Mohammadreza Eyni, si svolge lontano da città e siti industriali bombardati. Riguarda uno sperduto villaggio rurale, con le strade bianche sterrate, nel nord-ovest del Paes. Un film quanto mai reale, di elevata qualità cinematografica, senza un filo d’intervista, tutto in presa diretta audio e video. Qui vive Sara Shahverdi, ostetrica, motociclista, divorziata, paladina della quotidianità delle sue compaesane contro la prepotenza anche spicciola di fratelli e mariti di spogliarle dei loro beni e diritti. Tra tutti i candidati maschi, lei, unica donna, riesce a farsi eleggere con il maggior numero di voti nel consiglio comunale. Intensifica le sue battaglie. Subito fa arrivare le ruspe per sistemare le strade, portare il gas in tutte le case, e intensifica la sua battaglia contro l’imposizione del matrimonio alle ragazzine, a volte neanche adolescenti. Una di queste se la prende in casa e le insegna l’arte della maieutica, dell’ostetricia, e a guidare la moto. Di fronte al successo delle sue iniziative pratiche e al consenso sempre maggiore anche tra i maschi, viene sferrata contro di lei una controffensiva diretta, sulla persona, addirittura sulla sua sessualità, costringendola a umilianti visite mediche. E qui capiamo quanto una guerra non possa minimamente cambiare un radicamento mentale, culturale, di costume patriarcale. Solo l’opera di dedizione quotidiana nello scalfire la roccia, di migliaia di donne in ogni angolo del vasto Iran, è in grado di penetrare sotto la pelle di quelle menti imbiancate come sepolcri, sterrate, dissestate come le strade che però Sara e le sue ragazze dimostrano di potere affrontare. Candidato all’Oscar 2026 come Migliore Documentario. Distribuzione Wanted Cinema. Durata 95 minuti.
Ex Libris
Piangere lacrime liberatorie
a cura di M F

La bambina non riuscì a contenere lo stupore.
“Mi scusi, signore”, chiese deglutendo “posso sapere perché vuole così tanto piangere?”
Il vecchio si tolse il cappello bianco e lo tenne in mano. Lo sguardo basso, fissò in silenzio la scatola delle lacrime, e poi con fatica cominciò a parlare:“… quando è morto mio padre, non ho versato neppure una lacrima. Tutti mi hanno giudicato un figlio senza cuore. Avevo una moglie che amavo ma mi ha lasciato perché diceva che le faceva paura un uomo incapace di piangere. Quando si è fatta le valigie, sono rimasto a guardare. Capisci? Se in quel momento le avessi mostrato almeno una lacrima, non se ne sarebbe andata. Anche quando mi sprofonda il cuore e vedo tutto nero dalla disperazione, o la tristezza mi toglie la forza di andare avanti, nemmeno in quei casi riesco a piangere. Mi hanno sempre detto che sono insensibile, che non so cosa sia la tristezza. Che se mi pungessi con un ago, non uscirebbe neppure una goccia di sangue. Ma non è vero, se mi pungo un dito, di sangue caldo ne esce eccome. Ho convissuto tutta la vita con un dolore che ti fa stringere i denti, venire voglia di sbattere la testa contro il muro e urlare come un pazzo nel buio. Ma a furia di sentirmelo ripetere, alla fine anch’io ho cominciato a chiedermi se non avessi davvero un cuore di pietra. È veramente così? Non c’è modo di saperlo finché non riesco a piangere, finché non capisco in che modo le lacrime modificano gli stati d’animo”. (Han Kang, “La scatola delle lacrime”, Adeplhi 2026).
Il racconto
La migliore tecnica di scrittura
“Un giovane monaco, desideroso di diventare scrittore, si presentò a un vecchio maestro zen.
“Voglio imparare a scrivere con profondità, chiarezza, precisione. Ho letto molto, studiato retorica, grammatica, logica. Ora vorrei che tu mi insegnassi a scrivere davvero.”
Il maestro lo fece accomodare e gli offrì del tè. Versò il tè nella tazza del monaco, ma non si fermò quando la tazza fu piena. Continuò a versare finché il tè traboccò e si rovesciò sul tavolo. “Maestro, la tazza è piena!” esclamò il giovane, alzandosi di scatto.
“Esatto,” disse il maestro. “E anche tu lo sei. Sei pieno di regole, formule, citazioni. Finché non svuoti la tazza, non potrai scrivere nulla di vero.”
Il monaco, allora, rimase in silenzio. Smise di prendere appunti, smise di fare domande. Tornò ogni giorno, si sedette accanto al maestro, lo aiutò nei lavori quotidiani, ascoltò le storie che raccontava senza mai interromperlo. Passarono mesi. Poi anni.
Un mattino d’autunno, mentre raccoglievano le foglie secche nel giardino del tempio, il maestro si voltò e disse: “Adesso puoi scrivere: hai dimenticato abbastanza”. (tratto da “Con parole precise: Manuale di autodifesa civile” di Gianrico Carofiglio).
Letture
Che ci dobbiamo aspettare dall’Intelligenza Artificiale?
Nella stragrande maggioranza dei casi, l’IA non sostituirà il nostro lavoro, lo renderà però di gran lunga peggiore. (…) L’automazione di massa del lavoro, purtroppo non è una cosa nuova; le persone in posizione di potere hanno provato per molto tempo a fare a meno di quei fastidiosi lavoratori e di tutti i soldi di cui hanno bisogno per sopravvivere nell’economia capitalista. I sistemi di IA forniscono una strada spianata per provare a minimizzare quei costi. Il piccolo segreto di Pulcinella dell’IA, però, è che nessuno di questi strumenti funzionerebbe se non fosse per una vastissima forza-lavoro sottopagata nel Mondo della Maggioranza, ovvero al di fuori di territori come gli USA e l’Europa Occidentale, in luoghi come Kenia, Venezuela e India. Fortunatamente quei lavoratori stanno lottando e stanno indicando la strada per resistere alla spinta delle grandi aziende a mettere al centro l’automazione piuttosto che i lavoratori, a rimpiazzare carriere con lavoro precario atomizzato e a sostituire in lavoratori creativi con baby-sitter che badano alle macchine che producono contenuti multimediali sintetici. (Emily M. Bender e Alex Hanna, “L’inganno dell’intelligenza artificiali”, Fazi Editore 2026).
Il verso giusto
Aprèslude
a cura di Monica Maggi

Devi saperti immergere, devi imparare,
un giorno è gioia e un altro giorno obbrobrio,
non desistere, non puoi andartene
quando è mancata all’ora la sua luce.
Durare, aspettare, giù in fondo,
ora sommerso, ora ammutolito,
strana legge, non sono faville,
non soltanto – guardati attorno:
la natura vuole fare le sue ciliegie
anche con pochi semi in aprile
conserva le sue opere di frutta
tacitamente fino agli anni buoni.
Nessuno sa dove si nutrono le gemme,
nessuno sa mai se davvero la corolla fiorirà –
durare, aspettare, concedersi,
oscurarsi, invecchiare, svanire.
Gottfried Benn (2 maggio 1886 – 7 luglio 1956) è stato un poeta, saggista e medico tedesco. È stato candidato al Premio Nobel per la Letteratura cinque volte. Nel 1951 gli è stato conferito il Premio Georg Büchner. Gottfried Benn (2 maggio 1886 – 7 luglio 1956) è stato un poeta, saggista e medico tedesco. È stato candidato al Premio Nobel per la Letteratura cinque volte. Nel 1951 gli è stato conferito il Premio Georg Büchner.
Le comunità
La Pasqua ortodossa per i romeni che vivono a Sacrofano
di Cristina Cotarta
Quest’anno la Pasqua cattolica è arrivata con una settimana d’anticipo. Le vacanze scolastiche sono terminate e molti sono già tornati al lavoro. Eppure, in ogni casa romena di Sacrofano i preparativi non si sono fermati. Chi ha potuto ha osservato la Quaresima, il digiuno ortodosso. Tutte le famiglie romene hanno cercato di mantenere vive le tradizioni: pulizie di Pasqua, preparazione delle uova rosse e dei piatti tradizionali. Nonostante il lavoro e la scuola ripresi dopo la Pasqua cattolica, la comunità romena ha celebrato la Resurrezione con riti, candele accese e il grido “Cristo è risorto!” che unisce anche le generazioni nate in Italia. Il Sabato Santo, poco dopo le 22:00, ora locale in Italia, tutte le chiese ortodosse romene si preparano ad accogliere i fedeli che vengono a celebra la Risurrezione del Signore. Intere famiglie, insieme ai bambini, la maggior parte nati in Italia, vanno a “prendere la luce” e ad annunciare la Resurrezione di Gesù. Prima della Messa di Resurrezione, ciascuno prepara la sua candela, si inchina davanti alle icone in chiesa o sistema cesti con uova rosse vicino all’altare. Vengono recitate preghiere, l’atmosfera è di attesa, frenesia. Poco prima di mezzanotte, il Parroco invita i fedeli nel cortile, dove verrà distribuita la “luce”, con tutte le luci della chiesa che si spengono. Poi l’invito che apre la Pasqua ortodossa: “Venite a prendere la luce!”. Le candele si accendono una dall’altra. L’immagine dei fedeli, con le candele accese, che ricevevano la Luce Santa, è stata identica a quella dei paesini e delle città della Romania, una scena emozionante che ha ricordato a ciascuno la Pasqua trascorsa a casa. Per molti, conservare le tradizioni non è solo un’opzione, ma una necessità. L’emozione e la partecipazione si sentono quando, in coro, tutti rispondono all’annuncio “Cristo è risorto” con “È veramente risorto”. Poi tutti cantano a una sola voce, con devozione e gratitudine “Cristo è risorto dai morti, schiacciando la morte con la morte / E donando la vita a coloro che sono nei sepolcri”. Il sacerdote ricorda che il senso profondo della festa: arriva dopo un tempo di digiuno e moderazione in cui il fedele riscopre se stesso e trova Gesù dentro di sé. Attraverso la preghiera e il controllo del corpo, l’uomo si allontana dal peccato e si avvicina a Dio. Nei giorni di festa, il pensiero va anche ai cari lontani, vicini con l’anima. “Hristos a înviat!”, “Cristo è risorto!”, “Hristos anesti”, l’annuncio viene fatto in più lingue, affinché arrivi come un messaggio universale di gioia della Resurrezione. In realtà, la maggior parte dei bambini dei romeni che vivono qui parlano con difficoltà la lingua romena, ma sono, per la gran parte, perfettamente integrati nella società. In quella italiana, ovviamente, e per la maggior parte di loro il ritorno in Romania non è da tempo un’opzione per il futuro. Non è più una sorpresa trovare qui medici, carabinieri o insegnanti con nomi romeni. Tuttavia, in molti casi, comprendono la lingua romena, ma la parlano con grande difficoltà. Il saluto tradizionale “Cristo è risorto!” – “Veramente è risorto!”, pronunciato con gioia e fede nei giorni di Pasqua, anche se automaticamente e senza prendersi troppo tempo per comprenderne il significato, è, in sé, una prova di un tentativo di continuità. Un tentativo, perché anche qui la società cambia. La distanza fisica amplifica, sembra, i legami spirituali e culturali con il paese d’origine.

Le chiese ortodosse più vicino a Sacrofano sono “Sfanta Filotea” a Castel Nuovo di Porto (nella foto) e il “Monastero Sfantul Proroc Ilie Tesviteanul” a Rignano Flaminio.
Paștele ortodox pentru românii care trăiesc în Sacrofano
C.C.
Anul acesta Paștele catolic a venit cu o săptămână mai devreme. Vacanțele școlare s-au terminat și mulți s-au întors deja la muncă. Cu toate acestea, în fiecare casă românească din Sacrofano pregătirile nu s-au oprit. Cei care au putut au respectat Postul Mare, postul ortodox. Toate familiile românești au încercat să mențină vii tradițiile: curățenia de Paște, pregătirea ouălor roșii și a mâncărurilor tradiționale. În ciuda faptului că munca și școala s-au reluat după Paștele catolic, comunitatea română a sărbătorit Învierea cu ritualuri, lumânări aprinse și strigătul „Hristos a înviat!” care unește chiar și generațiile născute în Italia. Sâmbăta Mare, puțin după ora 22:00, ora locală din Italia, toate bisericile ortodoxe române se pregătesc să primească credincioșii care vin să sărbătorească Învierea Domnului. Familii întregi, împreună cu copiii, cei mai mulți născuți în Italia, merg să „ia lumina” și să vestească Învierea lui Isus. Înainte de Sfânta Liturghie a Învierii, fiecare își pregătește lumânarea, se pleacă în fața icoanelor din biserică sau aranjează coșuri cu ouă roșii lângă altar. Se rostesc rugăciuni, atmosfera este de așteptare, frenezie. Puțin înainte de miezul nopții, preotul invită credincioșii în curte, unde va fi distribuită „lumina”, cu toate luminile bisericii stinse. Apoi invitația care deschide Paștele ortodox: „Veniți să luați lumina!”. Lumânările se aprind una de la alta. Imaginea credincioșilor, cu lumânările aprinse, primind Lumina Sfântă, a fost identică cu cea din satele și orașele României, o scenă emoționantă care a amintit fiecăruia de Paștele petrecut acasă. Pentru mulți, păstrarea tradițiilor nu este doar o opțiune, ci o necesitate. Emoția și participarea se simt când, în cor, toți răspund la anunțul „Hristos a înviat” cu „Adevărat a înviat”. Apoi toți cântă cu o singură voce, cu evlavie și recunoștință „Hristos a înviat din morți, cu moartea pe moarte calcand / Și celor din morminte viata dăruindule ”. Preotul amintește că sensul profund al sărbătorii: vine după o perioadă de post și moderatie în care credinciosul se redescoperă pe sine și îl găsește pe Isus în interiorul său. Prin rugăciune și controlul trupului, omul se îndepărtează de păcat și se apropie de Dumnezeu. În zilele de sărbătoare, gândul se îndreaptă și către cei dragi îndepărtați, apropiați prin suflet. „Hristos a înviat!”, „Cristo è risorto!”, „Hristos anesti”, anunțul se face în mai multe limbi, pentru a ajunge ca un mesaj universal de bucurie a Învierii. De fapt, majoritatea copiilor românilor care trăiesc aici vorbesc cu dificultate limba română, dar sunt, în mare parte, perfect integrați în societate. În cea italiană, desigur, și pentru majoritatea dintre ei întoarcerea în România nu mai este de mult o opțiune pentru viitor. Nu mai este o surpriză să găsești aici medici, carabinieri sau profesori cu nume românești. Totuși, în multe cazuri, ei înțeleg limba română, dar o vorbesc cu mare dificultate. Salutul tradițional „Hristos a înviat!” – „Adevărat a înviat!”, rostit cu bucurie și credință în zilele Paștelui, chiar dacă automat și fără a lua prea mult timp pentru a-i înțelege sensul, este, în sine, o dovadă a unui încercări de continuitate. O încercare, pentru că și aici societatea se schimbă. Se pare că distanța fizică amplifică legăturile spirituale și culturale cu țara de origine.
Usanze
Le tradizionali uova dipinte di rosso della tradizionale Pasqua ortodossa
“L’abitudine di dipingere le uova di Pasqua di rosso è una tradizione antica nella Chiesa Ortodossa. Il colore rosso simboleggia il sangue di Gesù Cristo, versato sulla croce per la salvezza degli uomini. Le uova di solito sono preparate il Giovedì Santo, prima del Venerdì Santo. Vengono bollite e poi dipinte di rosso. Il colore rosso è usato per simboleggiare la vita e la vittoria, mentre le uova in sé rappresentano la resurrezione di Gesù Cristo. Inoltre, le uova rosse vengono offerte come regalo tra membri della famiglia e amici, come simbolo della nuova vita portata dalla resurrezione di Gesù.”

Restaura/azione
Porta San Biagio (già Porta di sotto)
Sulla chiave di volta si trova uno stemma scolpito nel marmo che reca sulla porzione superiore l’immagine del vescovo San Biagio
di Alessia Felici

Chi percorre via di Mezzo nel centro storico di Sacrofano, andando verso sud, si troverà ad uscire da porta San Biagio (già Porta di sotto) e avrà di fronte il prospetto della chiesa patronale di San Biagio. Di contro, una volta scesi gli scaloni e voltandosi dando le spalle alla chiesa, ci si imbatterà nel prospetto di Porta San Biagio, un grosso portale a tutto sesto in bugnato di tufo a grossi blocchi ben squadrati. Sulla chiave di volta si trova uno stemma scolpito nel marmo che reca sulla porzione superiore l’immagine del vescovo San Biagio, con mitria e pastorale e nella porzione inferiore una scrofa “passante”, femmina perché riconoscibile dalle mammelle. Nel mezzo vi è una scritta orizzontale in stampatello che recita “PROCTETORE”, riferita al San Biagio, protettore degli scrofanesi simboleggiati dalla scrofa. Non sappiamo se lo stemma sia coevo alla porta ma nel Libro dei Consigli (1554-1576) (Archivio Storico Comunale di Sacrofano) sono riportati i contratti risalenti alla realizzazione per opere pubbliche, tra cui gli atti notarili per la realizzazione di Porta San Biagio, dove il notaio è un prete (prete Marcantonio Nello notario publico) e la realizzazione è ad opera della comunità rappresentata dai Massari. Nell’atto del 26 febbraio 1572 si dà incarico allo scalpellino Mastro Titta, abitante in Scrofano, per la progettazione e costruzione della “Porta Romana” de pietre lavorate a bungi. Segue poco dopo, il 27 aprile, l’atto notarile con i muratori magistros Franciscum del Grande et Vincenzum quondam Michelangeli muratores, artefici della realizzazione in pietra e pozzolana. Nonostante la pietra tufacea si stia lesionando in molte parti, sfaldandosi, la Porta mantiene la sua poderosa struttura a ricordo dei suoi 500 anni. Che maestranze d’eccellenza!
Scuola pubblica
Lo spirito di Guido Pitocco aleggia ancora nell’Istituto comprensivo a lui intitolato
La Costituzione, i diritti, la legalità, calati nella realtà sociale della relazione tra fanciulli, le loro famiglie e la scuola pubblica: ecco le tematiche del progetto “Le libertà costituzionali”
di M F
Il progetto “Le libertà costituzionali” è organizzato dai docenti guidati dalla maestra Paola Arbia, che con le colleghe Silvia Tomassetti, Noviglia Foschini e la professoressa Laura Saitta conducono le articolazioni delle fasi che si svolgono da quattro anni scolastici. La caratteristica peculiare di questo lavoro prevede il coinvolgimento di docenti e alunni, nonché della Dirigente scolastica della scuola primaria e secondaria di primo grado dell’IC Pitocco di Castelnuovo di Porto, il coinvolgimento degli enti locali e la partecipazione di membri qualificati dell’Associazione Ester De Castro. La conclusione è prevista a giugno di quest’anno in coincidenza con il 130°anniversario della nascita di Guido Pitocco, che dà il nome all’Istituto, essendo stato figura emblematica dell’impegno sociale. Medico chirurgo, Pitocco ha vissuto intensamente la due guerre che hanno flagellato il Paese. In particolare, durante la Seconda guerra mondiale si è prodigato ad assistere e aiutare i profughi e gli sfollati dai bombardamenti di Roma. Rischiando anche la rappresaglia degli occupanti tedeschi e dei loro collaborazionisti, ha assistito i partigiani e i rifugiati politici antifascisti alloggiati nelle grotte di campagna. Nel 1953 è stato eletto Presidente del Patronato Scolastico di Castelnuovo di Porto dove fino al 1960, con generosità umana e professionale ha svolto una preziosa attività che gli sarebbe valsa, negli anni Ottanta, l’intitolazione della scuola e media, come si chiamava ancora a quei tempi. Oggi l’IC Pitocco si articola in plessi distribuiti in tre comuni, – oltre Castelnuovo anche Sacrofano e Magliano Romano – ed è spesso coinvolto o è promotore di iniziative significative per la formazione dei ragazzi. In particolare, appunto, il progetto “Le libertà costituzionali”, riveste un’importante opera di divulgazione dei principi fondamentali su cui si reggono le istituzioni democratiche che regolano i diritti nel nostro Paese. Nel documento che traccia le linee guida si legge, tra l’altro: “Si propone, in particolare, di esaminare alcuni principi generali, come quello della legalità e della struttura democratica dello Stato, le principali libertà costituzionali, i diritti dei fanciulli, le relazioni tra minori, scuola e famiglia, la tutela della salute, la tutela dell’ambiente, la condizione dello straniero, l’evoluzione del concetto di famiglia nell’ambito del pluralismo che caratterizza l’interpretazione datane dalla Corte Costituzionale, il diritto dei lavoratori e di coloro che sono in cerca di occupazione”.
Come si costruiscono le basi per la comprensione dei temi e la consapevolezza delle norme generali che regolano i comportamenti individuali? La risposta è nella pratica del dialogo, dello scambio di esperienze, nell’esposizione degli esempi che gli esperti instaurano con le piccole e i piccoli alunni, anche usando il gioco collettivo. Non ci sono dubbi sul fatto che il progetto “Le libertà costituzionali” abbia una valenza importante, contiene un’idea-forza molto intelligente, assolutamente di forte impatto con la realtà odierna. Il che farebbe subito pensare sia davvero il caso di “esportarla” anche negli altri comuni in cui, oltre Castelnuovo, si dipana la presenza dell’IC Pitocco. A cominciare proprio da Sacrofano.
Anomalie statistiche
Tra i giovani italiani meno alcolici, più alcolisti
Sono troppi minorenni che si ubriacano abitualmente
Secondo l’Osservatorio Nazionale Alcol dell’Istituto Superiore di Sanità, nel 2024 i consumatori abituali di bevande alcoliche erano 36 milioni in Italia cioè il 77% tra gli uomini e il 57% fra le donne, mentre circa 8 milioni e duecento mila minorenni al di sopra deli undici anni consumavano frequenti quantità di bevande alcoliche danneggiando precocemente la loro salute. In termini tecnici, l’uso massiccio quotidiano di bevande alcoliche si chiama “binge drinking” riguarda 4 milioni e 450 mila persone, 79 mila delle quali sono minorenni under 18. Tutti sono convinti che bere a tavola sia una buona e sana abitudine. Tuttavia, 17milioni e 800 mila italiani bevono fuori pasto, con risultati spesso spiacevoli. L’alcol favorisce la perdita della concentrazione e soprattutto dell’autocontrollo non solo al volante, è spesso il detonatore di atti inconsulti di violenza. L’abuso di alcol è spesso causa di pessimi rendimenti scolastici, e fattore determinante per gli stati d’ansia e di depressione. Tuttavia, manca la consapevolezza che dopo l’euforia eccessiva arriva quello che gli anglosassoni chiamano “hang over”, cioè i postumi della sbornia che provocano veri e debilitanti malesseri fisici e stati mentali di prostrazione. L’Italia ha fallito l’obiettivo di ridurre il consumo di massa fissato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per il 2025. Il marketing degli alcolici è stato più convincente.
Cerbottana
Una volta i venditori sapevano leggere sulla faccia della gente cose che la gente neanche pensava di aver scritte in faccia. Oggi quelli che ti chiamano dai call center non vogliono venderti qualcosa, semplicemente fartela comprare. Perché non sei una persona, sei solo un numero, nel senso vero della parola.
Analisi
Il perché sia giusto e possibile dire NO alla guerra lo sanno anche i bambini
di Marco Ferri
I bambini della scuola elementare di Castelnuovo di Porto hanno scritto una lettera che riproduciamo nella foto (per gentile concessione della maestra Paola Arbia). Ne riprendiamo un passo: “Nel mondo ci sono già 56 guerre (…), muoiono tante persone innocenti, tanti bambini, uccisi, molti vivono nei campi profughi perché non hanno più nulla, vivono male, senza cibo e acqua, altri scappano e si rifugiano in altri paesi”. È una foto del vero problema, l’immagine nitida, ancorché agghiacciante, di ciò che sta avvenendo in questi anni, mesi, settimane, ore. Se si includono anche guerre civili, scontri tra gruppi armati, violenze diffuse e crisi regionali, diverse analisi parlano di oltre 100 conflitti armati nel mondo. L’“Atlante delle guerre” (valori.it) usa una definizione più restrittiva e conta circa 32 guerre attive nel 2025-2026. Tra i conflitti più rilevanti o intensi attualmente ci sono: Ucraina, Gaza / Israele, Sudan, Myanmar, Yemen, Siria, Somalia, Repubblica Democratica del Congo, aree del Sahel come Mali, Burkina Faso e Niger. Alle quali si è recentemente aggiunta la guerra scatenata da Trump e Netanyahu contro l’Iran, con le terribili conseguenze in Libano, La guerra è tutt’ora lo strumento più promettente per fare profitti a palate, le stesse con le quali si seppelliscono poi i morti ammazzati dalla logica del profitto a ogni costo. I bilanci trimestrali del 2026 delle compagnie energetiche, degli istituti finanziari, delle industrie belliche volano, e distribuiscono dividendi da nababbi. È il marketing a mano armata, il business all’ultimo sangue quello che sta avendo il sopravvento. Lo stesso linguaggio truce e minaccioso che sentiamo sbraitare quotidianamente da tutti i media, è sintomatico di un bellicismo senza quartiere, né pudore. Sentire dire dal presidente della più grande potenza militare del mondo “cancelleremo la vostra civiltà”, o da un suo fedele alleato “colpiremo i nostri nemici con una forza che non possono immaginare” è la dimostrazione di una volontà politica di morte e distruzione che non si sentiva dalla fine della Seconda guerra mondiale. Senza contare che più aumentano le intensità dei conflitti armati, più aumentano i costi di tutti i giorni, dal carburante ai generi alimentari, come succede alla popolazione degli Stati in guerra. Perché in un mondo interconnesso finché c’è una guerra nessuno vive in pace. Il problema sollevato dagli scolari di Castelnuovo di Porto ce lo abbiamo non solo e non tanto davanti agli occhi, ma letteralmente sulle spalle, come un pesante macigno storico, sociale, culturale. Sbaglia di grosso chi crede che dire no alla guerra sia il pacifismo dei deboli, dei perdenti, degli inetti allo scontro, privi di spirito combattivo, degli incapaci di difendersi, cioè degli imbelli. Ha detto a voce alta Leone XVI agli studenti della Sapienza: “Non confondete difesa con riarmo”. Sembra che anche lui abbia letto attentamente la letterina dei piccoli studenti di Castelnuovo: “La guerra è inutile, quindi basta, ora smettetela”, scrivono gli scolari della Pitocco, con una maturità di giudizio che al confronto gli opinionisti che imperversano in tv, sui social e nella carta stampata appaiono dilettanti presuntuosi e senza argomenti validi. È nei fatti che la guerra non serve, non vuole servire a risolvere controversie fra Stati. Infatti, l’intento di chi le fomenta, le scatena, le osanna è tutt’altro. Le guerre di oggi sono quotate in Borsa, servono a far salire o scendere il valore finanziario, regolano i prezzi all’ingrosso e al dettaglio, consentono aggiotaggi ed extraprofitti. E stanno servendo agli Stati per tagliare la spesa sociale per dirottare gli investimenti pubblici nell’industria bellica. Parafrasando il titolo di un famoso film italiano, “finché c’è guerra, c’è finanza”. Dunque, “il diritto di fare la pace, il dovere di smettere la guerra” è il programma minimo per un mondo migliore. Lo sanno anche i bambini. Che rischiano di andare a scuola in un paese in cui, grazie alla guerra scatenata contro l’Iran, i il PIL non va oltre il 2%, mentre l’inflazione taglia il valore agli stipendi dei loro genitori (dati di maggio 2026).

Hair Beauty
Il rituale primaverile per dare beneficio a pelle e capelli
di Emanuele Bruschi
Il sole di aprile filtrava tra le tende, rivelando a Sophie una verità che l’inverno aveva tenuto celata: la sua pelle appariva opaca, i capelli spenti e induriti dal gelo chiedevano tregua. Decise che quella sarebbe stata la sua “fioritura”. Iniziò dal viso. Non servivano miracoli, ma gesti lenti. Sotto il getto dell’acqua tiepida, massaggiò uno scrub ai granelli di zucchero e limone: sentì le cellule morte scivolare via, lasciando spazio a un incarnato roseo, finalmente libero di respirare. Sostituì la pesante crema invernale con fiori di camomilla e miele. Poi passò alla chioma. I capelli cadevano come foglie secche, stanchi dei cappelli di lana. Sophie preparò un impacco di olio di jojoba e rosmarino, massaggiando il cuoio capelluto con i polpastrelli per risvegliare i bulbi dormienti. Mentre il profumo balsamico riempiva la stanza, sentì l’energia scorrere di nuovo. Risciacquò con acqua fredda per chiudere le cuticole e, per la prima volta dopo mesi, ripose il phon nel cassetto: avrebbe lasciato che l’aria tiepida facesse il resto. Mentre sorseggiava un infuso depurativo e ricco di minerali, si guardò allo specchio. Non era solo vanità; era un rito di passaggio. Come la terra si scuote di dosso il gelo per accogliere il verde, lei aveva rimosso il grigiore per farsi trovare pronta. La primavera non era più solo fuori dalla finestra, ma vibrava sulla sua pelle morbida e tra i riflessi dorati dei suoi capelli finalmente liberi.
Fai anche tu come Sophie, inizia il rituale primaverile con azioni semplici e naturali per dare beneficio a pelle e capelli.
Concetti&Preconcetti
Il pregiudizio di conferma
Il pregiudizio ha sempre bisogno di conferme, soprattutto dal sentito dire. Se ne occupa la psicologia cognitiva, ne parlano i lavori di Daniel Kahneman e Amos Tversky, che hanno studiato molti meccanismi dei cosiddetti “bias cognitivi.” Succede spesso che in politica, nel tifo sportivo, sui social network si trovino valutazioni spesso tratte dal sentito dire, più che da veri approfondimenti, che suonano conferma di certe convinzioni, anzi le puntellano al punto da tenerle in auge a tutti i costi. Con il risultato di collezionare decisioni sbagliate, provocare polarizzazione delle opinioni, diventare megafono della diffusione di fake news, o. molto più semplicemente incorrere in grossolani errori di valutazione. Questo fenomeno, che si definisce pregiudizio di conferma (o confirmation bias) è la tendenza psicologica a cercare, interpretare e ricordare le informazioni in modo da confermare ciò che già pensiamo o crediamo, ignorando o svalutando quelle che ci contraddicono. In genere sono le generalizzazioni il terreno fertile per questi atteggiamenti, che diventano tossici se oggetto ripetitivo della propaganda. C’è una cura? Sì: bisognerebbe non accontentarsi si spiegazioni a buon marcato e distinguere fatti dalle opinioni, la realtà dalla sua comoda interpretazione.
Ricorrenze
L’Europa di cui avremmo bisogno
Quarant’anni fa, moriva Altiero Spinelli (1907-1986), autore, con Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni del Manifesto di Ventotene. Le idee che preconizzavano una federazione di Stati, basata su i principi di pace, libertà e cooperazione fra i popoli europei trovano la loro forte attualità nella decisa opposizione politica, sociale e culturale a pericolose tentazioni nazionaliste, sovraniste e belliciste.

Analisi
Perché il taglio alle accise è uno strumento sbagliato di contrasto all’inflazione
di Guglielmo Forges Davanzati, Unisalento
Trentaquattro anni fa, è stata abolita in Italia una delle principali misure di tutela del potere d’acquisto delle famiglie – l’indicizzazione dei salari, la cosiddetta “scala mobile”. Questo meccanismo, in vigore dal 1945 al 1992, garantiva l’adeguamento automatico dei salari all’aumento dei prezzi. Il suo superamento fu motivato alla luce della convinzione che rappresentasse uno dei principali fattori di propagazione della “spirale prezzi-salari” degli anni Settanta, e quindi dell’elevata inflazione di quel periodo. Il 1992 è stato un anno cruciale nella storia recente dell’economia italiana. Dopo la caduta del muro di Berlino e l’implosione dell’URSS, si scelse di far entrare la nostra economia nella nuova fase della globalizzazione con un modello di sviluppo trainato dalle esportazioni e fondato sulla sistematica riduzione della domanda interna e sulla moderazione salariale. Il tabù dell’indicizzazione salariale merita una revisione critica. È vero che, dopo l’abolizione della scala mobile, il tasso di inflazione in Italia è diminuito; tuttavia, appare discutibile – alla luce dei dati – la previsione secondo cui l’intera economia italiana e i lavoratori ne avrebbero tratto beneficio. La tesi dominante dell’epoca sosteneva che la fine dell’indicizzazione avrebbe favorito la crescita, soprattutto se trainata dalle esportazioni. L’evidenza empirica consente oggi di tracciare un bilancio meno favorevole. La prima promessa disattesa riguarda i salari reali, che si sono progressivamente ridotti proprio a partire dagli anni Novanta. Parallelamente, la quota dei salari sul PIL si è contratta di circa il 10% negli ultimi quarant’anni. Sono parallelamente aumentate le diseguaglianze distributive. Il secondo elemento critico riguarda il commercio estero: solo a partire dagli anni Dieci del Duemila l’Italia ha registrato saldi positivi della bilancia commerciale, peraltro non persistenti. Ciò suggerisce che la moderazione salariale non costituisce di per sé una condizione sufficiente per migliorare i conti con l’estero. A questo esito ha contribuito l’aumento delle esportazioni cinesi, che ha sotttratto quote di mercato alle imprese italiane collocate in settori con livello medio di intensità tecnologica (tessile, mobili e arredo, elettronica, beni strumentali). Un ulteriore limite emerge nel legame tra esportazioni e crescita economica: anche nei periodi in cui le esportazioni sono aumentate, il tasso di crescita del PIL reale è drasticamente diminuito, passando dal 3% medio del periodo 1975–1990 allo 0,5% circa attuale. L’indicizzazione dei salari – ancora presente, seppur in forme diverse, in alcuni Paesi europei come Belgio e Spagna – può invece produrre diversi effetti macroeconomici positivi:

a) accresce i consumi delle famiglie con redditi bassi, che esprimono la più alta propensione al consumo, e dunque tiene alta la domanda interna, potenziando gli effetti moltiplicativi. L’attuale inflazione è elevata soprattutto per le componenti più volatili dei consumi: energia e alimentari, cioè proprio di quelle che hanno maggiore impatto sul potere d’acquisto delle famiglie con redditi più bassi.
b) Spinge le imprese a introdurre innovazioni, generando incrementi di produttività del lavoro: un’economia con bassi salari riduce la spinta all’ammodernamento degli impianti, all’aumento della scala dimensionale, alla produzione di beni ad alto valore aggiunto, alla spesa in ricerca e sviluppo. Si consideri che il tasso di crescita della produttività del lavoro è passato da un valore medio del 2% degli anni Settanta-Ottanta a meno dello 0.5% nell’ultimo ventennio e che le dimensioni medie aziendali si sono ridotte dall’inizio degli anni novanta, segnalando la maggiore difficoltà per le nostre imprese di sfruttare economie di scala.
c) Come segnalato da un recente studio della Commissione Europea (“Indexing wages to inflation in the EU: fiscal drag and benefit erosion effects”), può anche far aumentare il gettito fiscale, per le maggiori imposte dirette e indirette pagate dai percettori di redditi più alti.
Ciò dimostra che strumenti alternativi e più efficaci della riduzione temporanea delle accise sui carburanti esistono. Questa misura è, infatti, una risposta sbagliata all’attuale inflazione, che rischia di non produrre effetti sul prezzo del carburante, che disincentiva la transizione ecologica e che ha natura regressiva, avvantaggiando soprattutto quelle famiglie (di norma, quelle con redditi elevati) che usano maggiormente i trasporti. (Apparso su “Domani”, il 7 maggio 2026) – per gentile concessione dell’autore).
Beneficenza
La solidarietà in cammino a Sacrofano
Ha avuto successo la VI edizione di Run4Hope che si è tenuta lo scorso 19 aprile
Si sono dati appuntamento a Monte Sarapollo, presso gli impianti sportivi, da cui parte il sentiero attrezzato dal Comune che attraversa il bosco di Monte Musino, per arrivare a Pratarina Tonna, che ha offerto a tutti la meraviglia del suo incantevole panorama. E poi, stessa andatura lenta, rilassata e salutare per tornare agli impianti sportivi e condividere un pasto a buffet, tutti insieme. Quando si dice tutti insieme si intendono gli atleti della Gsd K41 di Roma nord, gli iscritti del Centro anziani di Sacrofano, l’ASD Asinelli di Veio e gli Esploratori Veientani, che sono riusciti a mobilitare più di cento partecipanti, compresi i bambini, molto attratti dai due asinelli che hanno accompagnato la camminata solidale. Era domenica 19 aprile, si svolgeva la VI° edizione di Run4Hope dedicata appunto a raccogliere alcune centinaia di euro per una donazione all’AIRC a sostegno della ricerca contro il cancro. “La valorizzazione del territorio a fini benefici”, l ‘ha definita Gualerni a nome degli Esploratori Veientani. Insomma, la solidarietà si è messa in cammino a Sacrofano, grazie alla ricchezza naturale del territorio del Parco di Veio.

Le persone
Costanza Nanni

un diploma di scuola superiore, un buon eloquio, è una giovane donna, persona volitiva, dotata di empatia che la rende efficiente sul lavoro. È evidente che fare la cameriera è un impiego di passaggio; tuttavia, si fa ben volere perché sa gestire con garbo quelle piccole, quanto importanti problematiche che rendono piacevole ritornare in un ristorante. Quelli che dicono che i giovani di oggi non hanno voglia di fare niente è meglio che la smettano di parlare per sentito dire.
Le persone
Matteo Staffoli

Studente, lavoratore, sportivo, Matteo è in procinto di trasferirsi a Londra. Grazie al programma Erasmus+, il corso di laurea in Scienza Politiche potrebbe avere una marcia in più, in vista di un futuro professionale. Nel frattempo, lavora, e gioca a calcio, come terzino esterno nella Polisportiva Sacrofano, una passione che cercherà di esercitare anche a Londra. Come per Costanza, anche Matteo è una cocente smentita a chi sostiene che i giovani di oggi non hanno più voglia di fare niente.
Le persone
Cinzia Venditti

È capogruppo di TekneKo, la società che gestisce la raccolta differenziata a Sacrofano. Risponde direttamente al direttore e ha la responsabilità operativa dei suoi 16 colleghi che ogni giorno vanno su e giù per le vie comunali a raccogliere i mastelli della differenziata. Cinzia gestisce anche l’Info-point di piazza XX Settembre. Madre di due figlie ormai grandi che studiano all’Università, nel tempo libero la si vede camminare o pedalare per chilometri e chilometri, con energia e disciplina.
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