L’orto in *Comune*

25/09/2024 | La Proposta

Verdure o fiori, frutta o piante. E’ ormai diffusa in tutta Italia la possibilità di dare in gestione terreni ai cittadini che possono usufruire dei loro prodotti. E ci guadagnano tutti.
di Enrico Testa

Metti una giornata nell’orto e poi metti­ci anche una sera a cena. Poi parli come magni e vissero tutti felici e contenti. Da tempo, e praticamente ovunque, si è pen­sato e quindi organizzato, di unire fiori e cavoli. In pratica: i comuni rivalutano un terreno magari abbandonato o purtrop­po destinato a cementificazioni realizzate con un triplo salto carpiato, affidano a cit­tadini con requisiti che si trovano nei vari bandi singoli spazi che poi diventeranno orti o giardini privati. Ognuno pianta e quindi mangia quello che gli pare con evi­denti risparmi sulla spesa di tutti i giorni, le amministrazioni guadagnano qualche eurino e regalano ai paesi una bellezza visiva e – questa è la nostra proposta – così facendo si potrebbero anche aiutare concretamente senza simil gratta e vin­ci o donazioni spesso fasulle le famiglie che, dichiarazioni dei redditi alla mano, risultano maggiormente in difficoltà. La Nuova Sacrofano ha un sogno nel cuore e un giuramento d’amore e, nel caso, si pre­nota in anticipo, diciamo uno spazio cin­que per cinque metri, per potersi occupa­re del suo orto o giardino il cui ricavato destineremmo a iniziative culturali vere e proprie per i più giovani, ché non si vive di sola musica classica, reading di poesie e corsi di cibernetica con circuiti di mille valvole. Chi ha sempre avuto il desiderio di consumare quello che produce, soprat­tutto se più anziano, quindi con maggior tempo libero a disposizione, può anche ammazzare il tempo prima che sia questo ad ammazzare noi. La scoperta dell’acqua calda era più complicata. A volte c’è nulla da inventarsi e basta niente per regalare un po’ di felicità e, perché no, un soste­gno alle buste paga, e beato chi ce le ha, sempre più all’orizzonte rispetto alla vita quotidiana. Dateci il nostro orto quotidia­no. Daje.

(Per saperne di più: www.comune.roma.it)

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