di A.I.
Anticamente si chiamava cicoria “strascinata”, aggettivo che, secondo un gustoso aneddoto narrato da Ada Boni, divulgatrice di ricette regionali, – prima della nascita reboante degli chef e dei masterchef, diede vita a un divertente equivoco. Racconta, infatti, Boni che una giovane sposa, alla quale il marito aveva ordinato per pranzo la cicoria “strascinata”, non sapendo cosa fosse né come si preparasse, mise insieme un mazzetto delle foglie della verdura, le legò come fosse il famoso mazzolin di fiori, e lo “strascinò” su e giù per i pavimenti della casa, prima di servirlo a tavola. Boni non dice come finì la storia, c’è da augurarsi con una risata di entrambi i giovani sposi, e non con l’esercizio del potere patriarcale di cui conosciamo le nefaste conseguenze. Torniamo alla cicoria “ripassata”. Dopo aver fatto bollire e fatta scolare la cicoria, si versa in una padella un filo d’olio d’oliva (meglio se è di Sacrofano) e due spicchi di aglio. Chi ama il peperoncino, ce lo metta. Quando gli spicchi sono rosolati, a fuoco lento, si tolgono, e si aggiunge la cicoria lessata, con l’aggiunta del sale e chi vuole, di un poco di pepe. Alzate il fuoco, mescolate (cioè “strascinate”) con un mestolo di legno, in modo che la cicoria “ripassi” per bene in padella. E poi servitela come contorno gustoso e profumato, che può accompagnare arrosti, bolliti, salsicce e chi più ne ha più ne faccia contorno.


