Il silenzio dice molto

12/04/2026 | _n.1-2026


Nasciamo nudi e pelati, anche dentro, e imparare a vivere è una lenta tessitura, dove intrecciamo suoni, sguardi, carezze, fame, piacere, dolore, freddo, caldo, che finiranno per vestirci, diventare il nostro habitus, abito e abitudine, la nostra modalità di stare al mondo. Qui dentro, in questa prolungata primavera che abita la nostra testa e la rende un animato pullulare di vita nascente, mentre tutto è ancora in crescita, si finisce per rintracciare il segreto della libertà. Attraverso chilometri di vie nervose, dentro a ogni scambio di sinapsi, si può provare a risalire a un guizzo, a uno snodo: quell’intuizione che nasce in tutti allo stesso modo e con gli stessi meccanismi, ma in ciascuno diventa soggettività irriproducibile. Siamo tutti uguali e tutti diversi e la durata della messa a punto del cervello umano – “che occupa almeno un quarto o un quinto dell’esistenza totale” – è la condizione vincolante della sua plasticità e dell’originalità individuali. La posta in gioco è alta. Se estendiamo al ragionamento biologico-scientifico lo sguardi sociologico e financo politico, avere troppo fretta equivale a ridurci a una massa uniforme di replicanti, che agiscono senza fantasia e senza identità, con la rapidità impulsiva delle reazioni automatiche e non con la ponderata coscienza di sé (…) Sapersi fermare e prendere le distanze sono le due chiavi di volta dell’autonomia personale, per evitare che agire sia solo un riflesso condizionato. Noi dove siamo nella rincorsa quotidiana? Il senso di urgenza intossica e depriva il sé. La vira che facciamo finisce per on appartenerci più. (Nicoletta Polla-Mattiot, “Il silenzio è rivoluzione”, Einaudi 2026, pagg. 75-76).

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