Il mio Canto di Natale a Sacrofano

02/01/2026 | _n.9-2025

di A I

Ormai il Natale, pur restando la festa più popolare e attesa dell’anno, si è trasformato in un bene commerciale, sfruttato in ogni angolo del mondo qualunque siano le usanze religiose o laiche. Si deve al grande Charles Dickens lo sdoganamento del Natale. Era il 1843. Scrisse e pubblicò Canto di Natale che in pochi giorni generò una passione collettiva tanto che la popolazione iniziò a far rivivere alcune tradizioni in disuso come i canti natalizi che erano percepiti come vecchi e fuori moda. Seguì poi il racconto breve L’albero di Natale il cui successo fu enorme introducendo la tradizione di condividere in famiglia la decorazione dell’albero, ancora oggi un rito amatissimo. Arrivò così dalla penna magica di Dickens lo spirito del Natale. A Sacrofano venivamo per la Vigilia per stare con nonni, zii e cugini. A noi bambini non si davano regali perché la festa più ambita era la Befana. Il cenone. Ceci e baccalà, broccoli fritti, spaghetti con il tonno e dolci fatti in casa con ostie croccanti di noci, biscotti, frittelle di mele, torroncini e i mandarini. Non c’era l’albero. Neanche Babbo Natale, invenzione della Coca-Cola. Il Presepe era il protagonista. Si faceva con il muschio arroccato negli anfratti delle ripe, il ghiaino per i sentieri dei pastori, la carta disegnata con il firmamento per la grotta sacra, lo specchietto per il laghetto, l’angelo con le ali spiegate e la cometa. Nella grotta, fatta di legnetti e paglia si infilavano Maria, Giuseppe, il bue e l’asinello. Il Bambinello veniva posato allo scoccare della magica mezzanotte. Nel camino un ciocco di quercia enorme. Il paese diventava deserto e silenzioso. La tavola veniva imbandita con la tovaglia bianca, quella buona. A noi bambini toccava scrivere la letterina con i buoni propositi. La letterina veniva infilata sotto il piatto del papà. Talvolta eravamo costretti a recitare una poesia imparata a memoria a scuola. C’era l’usanza di lasciare una forchettata di spaghetti al tonno per Gesù Bambino, che venivano gettati sul ceppo acceso al suono delle campane di San Biagio che annunciavano la nascita. E allora con gioia si cantava “tu scendi dalla stelle o Dio del cielo”. Noi bambini sfiniti dalla lunga veglia eravamo quasi sempre addormentati in braccio a mamme o nonne, ma non si sa come, all’indomani ci sembrava di aver cantato a squarciagola quel magico Canto di Natale. Buon Natale a tutti.

Ultimi articoli

La solidarietà in cammino a Sacrofano

Ha avuto successo la VI edizione di Run4Hope che si è tenuta lo scorso 19 aprile Si sono dati appuntamento a Monte Sarapollo, presso gli impianti sportivi, da cui parte il sentiero attrezzato dal Comune che attraversa il bosco di Monte Musino, per arrivare a Pratarina...

Cinzia Venditti

È capogruppo di TekneKo, la società che gestisce la raccolta differenziata a Sacrofano. Risponde direttamente al direttore e ha la responsabilità operativa dei suoi 16 colleghi che ogni giorno vanno su e giù per le vie comunali a raccogliere i mastelli della...

Matteo Staffoli

Studente, lavoratore, sportivo, Matteo è in procinto di trasferirsi a Londra. Grazie al programma Erasmus+, il corso di laurea in Scienza Politiche potrebbe avere una marcia in più, in vista di un futuro professionale. Nel frattempo, lavora, e gioca a calcio, come...

Costanza Nanni

un diploma di scuola superiore, un buon eloquio, è una giovane donna, persona volitiva, dotata di empatia che la rende efficiente sul lavoro. È evidente che fare la cameriera è un impiego di passaggio; tuttavia, si fa ben volere perché sa gestire con garbo quelle...

Tutti gli articoli