In attesa che apra una sala adibita a proiezioni cinematografiche, fosse anche il Teatro Alpi la cui regolare programmazione alterni messe in scena e cinema di autore, ecco uno dei film che ci sarebbe piaciuto vedere a Sacrofano.
di Riccardo Tavani
Pur distando la città di Ramallah, in Cisgiordania, appena una cinquantina di chilometri dal Mediterraneo, molti suoi bambini non possono conoscere il mare, perché devono ottenere il permesso di attraversare Israele e non sempre questo viene concesso. Oltre l’acqua di una piscina, l’unico mare di cui hanno avuto esperienza rimane per loro quello amniotico interno al ventre materno prima che nascessero. Jasmine, la madre del giovane protagonista è morta giovane per un tumore. Come più volte detto, la figura della donna, spesso nel cinema, rappresenta il paese, la nazione stessa in cui si svolge la vicenda narrata. Mai come in questo caso quello Stato, quella nazione non c’è, e non solo Khaled è orfano di madre.
È il caso di Khaled, in gita scolastica al mare con la sua classe, che viene respinto al confine della Cisgiordania, perché il suo permesso non risulta in regola, senza che gli venga spiegato nulla di più dagli agenti israeliani di frontiera. Nella sua caparbietà Khaled si aggrega a un gruppo di lavoratori senza permesso, come lo è d’altronde anche suo padre, che ancora di notte attraversano ogni giorno clandestinamente il confine per andare a fare i manovali nei cantieri di Tel Aviv e zone limitrofe. Diretto dal regista ebreo palestinese Shai Carmeli-Pollak, con una troupe mista araba e palestinese, il film ha vinto numerosi premi, tra i quali quello cruciale che per regolamento lo candida agli Oscar come miglior film straniero per Israele. Questo ha scatenato uno squassante ciclone di proteste, con al centro il ministro israeliano della cultura Miki Zohar. Anche a seguito di queste rabbiose reazioni israeliane, in Italia nessuno se l’è sentita di distribuirlo nelle sale cinematografiche. Si è così assunta la responsabilità e le relative spese Giulia Innocenzi, affiancata poi da Mescalito Film, con Pueblo Unido Media. Durata: 93 minuti.

