Il caldo asfissiante di quest’estate ci ha dato un segnale inequivocabile: dobbiamo cambiare subito i modi di pensare, produrre, di consumare.
È stata una lunga estate calda, per parafrasare un famoso film tratto dai racconti di un altrettanto famoso scrittore americano, William Faulkner, Premio Nobel per la letteratura nel 1949. La prima torrida ondata di caldo è avvenuta alla fine di maggio; poi la seconda a metà di giugno; la terza a luglio e infine la più lunga e persistente ad agosto. Col risultato di vasti e devastanti incendi in Europa, siccità e conseguente danni irreversibili all’agricoltura, mentre il riscaldamento dei mari ha nuociuto seriamente alla pesca. Per quanto il caldo con temperature ben al disopra le cosiddette medie stagionali sia stato presentato dai media come un’emergenza, in effetti è invece stata la conferma degli effetti del riscaldamento del pianeta. I fatti hanno timbrato senza sbavature che i negazionisti dei cambiamenti climatici sono bugiardi e incoscienti.
“Viviamo in un periodo incattivito da autoritarismi, conflitti e protezionismo” – scrive Giulio Boccaletti in “Il futuro della natura” (Mondadori 2026, pag. 9) – “La legittimità del nostro preoccuparci per la natura è spesso messa in dubbio. Altri ritengono che l’ambiente sia una distrazione foriera di norme inutili (…). Quando però – conclude Boccaletti – la diagnosi sulla competitività del continente (europeo, ndr), peraltro impietosa, ha revealed una stagnazione patologica – poca innovazione tecnologica, troppe regole, fragilità industriale -, alcuni hanno attaccato le politiche ambientali come un costoso vezzo, un ostacolo al progresso. ‘Non c’è più tempo per il superfluo, mi ha detto l’amministratore di un gruppo industriale'”.
Nonostante l’Europa ne abbia fatto un pilastro della propria politica comunitaria, anche tra i nostrani attuali governanti, centrali e periferici, il vezzo negazionista dei cambiamenti climatici è diventato una cifra stilistica del modo di gestire i cambiamenti climatici, scegliendo la via più facile e redditizia in termini di consenso di certi poteri cosiddetti forti: negandone l’esistenza e quindi gli effetti nefasti sulla qualità della vita di tutti. L’eccesso di CO2 nell’atmosfera non è una opinione, gli effetti non si gestiscono con l’aria condizionata. Lo ha visto e provato direttamente chi ha la fortuna di vivere in un ambiente naturale protetto, come è il territorio del Parco di Veio. Tuttavia, i forti disagi li abbiamo avvertiti e subiti anche a Sacrofano. Tutto dice che questa situazione climatica diventerà una faticosa consuetudine.
Bisognerà attrezzare panchine all’ombra per garantire momenti di riposo, fontanella per contrastare il pericolo della disidratazione, dotare i luoghi pubblici, a cominciare dalle scuole pubbliche, di aria condizionata. E rallentare la cementificazione, che innalza il caldo a livelli umanamente insopportabili. “Se potessimo potenziarla (la natura, ndr)” – sostiene Boccaletti – “riducendo allo stesso tempo le nostre emissioni, forse riusciremmo a riportare il nostro pianeta stabilmente attorno alle condizioni climatiche nelle quali la nostra specie si è sviluppata”. Qualcuno potrebbe pensare si tratti di una sfida. E se non fosse altro che l’unica alternativa praticabile?

