Sacrofano e Il Grottino sono cresciuti insieme

02/01/2026 | _n.9-2025

Storia di un ristorante che negli anni è divenuto un luogo simbolo

di Marco Ferri

Lino Tiberi (1934-2023)

Lino Tiberi (1934-2023)

Quella che raccontiamo è la storia di un’altra Italia, nella quale uomini e donne uscirono dalla condizione di povertà economica e culturale, in cui l’arretratezza sociale rendeva difficile la vita quotidiana, per riuscire non solo a migliore le proprie condizioni materiali, a renderle utili e profittevoli per i propri familiari, ma anche, e soprattutto, a costruire esperienze che hanno lasciato un segno ben visibile nella comunità in cui vennero a inserirsi. Parliamo di Tonino Tiberi, padre di Lino, per tanti lo storico il patron del Grottino, il ristorante più famoso di Sacrofano.

Berardo, detto Lino, classe 1934, è dunque figlio di un ciabattino abruzzese, nativo di Basciano, in provincia di Teramo, emigrato nel dopoguerra. In quegli anni Sacrofano conta più o meno 1.600 abitanti. Lino Tiberi nasce a Sacrofano, un piccolo paese rurale, con la sua economia legata all’agricoltura e all’allevamento del bestiame, che muove i primi passi nell’equitazione. Lino è un sarto e apre il suo laboratorio in piazza XX Settembre, in quella che ancora oggi viene chiamata la piazza di Sacrofano, dove appunto sarebbe poi nato il Grottino. “La sartoria occupava quei locali che oggi ospitano gli uffici di una agenzia immobiliare”, dice Vilma, la maggiore delle tre sorelle Tiberi. “Il Grottino nasce nel 1958 come fraschetta”, dice Sabrina seconda figlia di Lino, che dal 2013 ha assunto il ruolo di titolare del ristorante.  Si chiamavano fraschette perché un ramoscello di ulivo, o vite oppure alloro (una “frasca) fungeva da insegna .“La fraschetta all’inizio occupava lo spazio che poi sarebbe diventato il vano cucina, che papà trasformò in quel luogo tipico degli anni Sessanta, quelle osterie famose soprattutto ai Castelli Romani, per essere piccoli e accoglienti locali in cui portarsi da mangiare da casa, consumare il vino e magari gustare prodotti tipici del territorio, per esempio formaggi, salumi, la famosa porchetta”, ricorda Sabrina.  Grazie alle tavolate dei gitanti della domenica, e alle soste di lavoratori che durante tutti i giorni della settimana si fermavano per la pausa pranzo, la reputazione del locale crebbe. Fu così che Lino decise di ingrandirsi. All’epoca non c’erano ancora leggi rigide sulle norme edilizie, e questo facilitò la trasformazione della fraschetta nel ristorante che poi tutti conobbero e frequentarono, e che divenne col tempo capace, tra gli anni Ottanta e Novanta di gestire fino a cinquecento coperti, su tre piani.

Il Grottino fu una meta preferita da quello che negli anni Sessanta si chiamava il jet set, che Fellini definì ‘Dolce vita’ con il suo famoso film” ricorda Sabrina,” qui si poteva incontrare Soraya, la consorte dello Shah di Persia.” Vilma ricorda di quella volta che suo padre Lino fu coinvolto in una scazzottata con un paparazzo, contro cui si era scagliato Ugo Tognazzi, sorpreso a tavola con un’ospite femminile, la cui identità avrebbe gradito non apparisse sui giornali.  D’altronde, l’assidua frequentazione dei divi del cinema è testimoniata soprattutto dal fatto che più di una volta il ristorante fu utilizzato come set di film famosi, come si può vedere in “Vacanze intelligenti”, episodio di “Dove vai in vacanza?”, del 1978 diretto e interpretato da Alberto Sordi.

Vilma, Sabrina e Cristina, le tre figlie di Lino Tiberi hanno tutte lavorato nel ristorante di papà durante i fine settimana, come succede a tutte le conduzioni famigliari. Del resto, tutte e tre le sorelle hanno potuto studiare e costruirsi il loro futuro. Ecco che riemerge l’Italia che sembrerebbe non esserci più: la storia di un uomo con la terza elementare, che ha affrontato i sacrifici familiari dell’emigrazione, che è partito da zero, il cui lavoro sodo ha permesso alle figlie di progredire, e le figlie che, consapevoli dei sacrifici della famiglia, quei sacrifici li hanno sempre onorati, conseguendo i risultati per i quali furono investiti i guadagni e le aspettative del padre.

Sabrina, dopo essersi diplomata, ha scelto di continuare a lavorare al Grottino, per poi diventare la titolare dell’attività, imponendosi in una gestione meno “fondamentalista” di papà, che avrebbe preteso, per esempio, che i clienti consumassero piatti abbondanti. “Capivo che i tempi erano cambiati, che la fame degli anni del dopoguerra e del boom economico era cambiata, era diventata il buon appetito di oggi, fatto di porzioni meno ingombranti, mentre alla quantità si è andata sostituendo la varietà dei cibi, con attenzione agli ingredienti, per coniugare gusto con salute”, ricorda Sabrina. Che non ha solo preso il posto del padre, si è ritagliata uno spazio molto personale, mettendo in luce i suoi personali pregi, sempre apprezzati dai clienti. D’altronde, ricorda Vilma, “papà non era un uomo facile, ricordo ancora quella volta che mia madre agguantò una padella e lo rincorse per tutto il ristorante”.

La storia della famiglia Tiberi, la storia del Grottino rimarrà sempre un capitolo della storia di Sacrofano, dico a Sabrina “Non un capitolo, ma un libro, scritto lungo 67 anni di attività”, afferma Sabrina “per noi, che siamo arrivati all’ultima pagina, è il momento di chiudere la copertina di questo libro, e di consegnarlo alla memoria collettiva di Sacrofano”. Per molti anni, andare a Sacrofano significava andare al Grottino. C’è da augurarsi che il sequel della gestione del ristorante, tanto per rimanere idealmente in ambiente cinematografaro, si conquisti il medesimo, duraturo successo.

Nel prossimo numero

Foto di Romeo Marcori

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