Fino al 396 a.C. fu avamposto di Veio sul Monte Musino
di Piero Santonastaso

Nella seconda puntata di questa storia di Sacrofano ci eravamo lasciati alle soglie del II millennio avanti Cristo, al passaggio cioè tra il Neolitico e l’Età del Bronzo. Per la sua natura collinare e boscosa il territorio non aveva ancora ospitato insediamenti stanziali: quelli si trovavano più a Ovest, sulle sponde del lago di Bracciano (vedi il sito La Marmotta ad Anguillara Sabazia), e lungo le coste del Tirreno. Questa era soltanto un’area di passaggio per le bande di cacciatori-raccoglitori formate dai Sapiens, gruppi di poche decine di unità che si spostavano seguendo le fonti alimentari. La rivoluzione arrivò con la metallurgia portata dalle popolazioni indoeuropee che si erano riversate nella penisola, segnando il passaggio dalla Preistoria alla Storia. Gli oltre mille anni di durata dell’Età del Bronzo registrarono la nascita delle prime civiltà italiche, in particolare la Villanoviana che poi avrebbe originato quella etrusca. Si viveva in villaggi di capanne posti preferibilmente in altura per facilitare la difesa, anche se il clima generale era sostanzialmente pacifico e – udite udite – la società era organizzata su basi ugualitarie. Questo reticolo di villaggi – notevole quello di Sorgenti della Nova, a Farnese – si sarebbe trasformato alla fine del millennio nelle città stato etrusche, federate ma ciascuna gelosa della propria indipendenza. A noi interessa Veio, la storica rivale della nascente Roma, il baluardo etrusco che fronteggiava i territori occupati dai Latini sulla sponda sinistra del Tevere. Veio per l’epoca era una vera e propria metropoli, estesa su quasi 200 ettari e con una popolazione che all’apice del suo fulgore superava secondo le stime i 30.000 abitanti. Una città di queste dimensioni aveva bisogno di un territorio completamente votato al suo mantenimento ed è in questo momento – siamo intorno all’XI secolo avanti Cristo – che l’area di Sacrofano comincia a mutare volto o meglio, funzione. Il Monte Musino, come testimoniato dai ritrovamenti, pur senza insediamenti urbani degni di nota diventa il luogo da cui sorvegliare il retroterra di Veio e la sua capacità di approvvigionare la città etrusca. Sarà la rovina di quest’ultima, alla fine di secoli di guerre con Roma, a determinare il futuro del territorio sacrofanese. Quando nel 396 a.C. Furio Camillo riuscì ad espugnare la cittadella veiense, ridotta ormai a poche migliaia di abitanti, anche il destino dell’ager veientanus fu segnato: da granaio etrusco a granaio romano. (3.continua)

