di Piero Santonastaso
Questo articolo è il primo di un breve ciclo su preistoria e storia di Sacrofano e del suo territorio. Iniziamo da quando al posto del nostro paese c’era il mare. Anzi, un oceano: Tetide.
Novanta milioni di anni fa, nel tardo Mesozoico, la Terra era un gran casino: nulla che somigliasse all’attuale distribuzione di continenti e oceani. Le viscere del pianeta erano inquiete, facevano viaggiare le placche tettoniche e spingevano sulla crosta, causandone il corrugamento. Il processo prese sempre più forza e 65 milioni di anni fa, all’inizio del Cenozoico, cominciarono a delinearsi le fattezze del globo terracqueo come lo conosciamo. Il blocco formato da Africa, Arabia e India risalì verso l’Eurasia, provocando la chiusura dell’oceano Tetide, la formazione del Mediterraneo e la nascita della lunghissima catena alpino-himalayana, che parte dal Marocco, termina in Indonesia e costituisce l’ossatura della penisola italiana. Che però all’epoca non era una penisola, ma una sorta di arcipelago di piattaforme allungato da sud a nord, apparendo e scomparendo per i capricci del moderno stretto di Gibilterra, aperto o chiuso a seconda delle spinte delle piattaforme continentali. Sedimentazioni e depositi via via unificarono l’arcipelago fino a farne l’odierno stivale. E qui entra in gioco Sacrofano, o meglio il territorio sul quale sarebbe sorta Sacrofano. L’interazione tra la placca africana e quella euroasiatica diede vita al fenomeno del vulcanismo, che rende tuttora l’Italia un unicum nel continente. Il magma in risalita dalle profondità terrestri creò circa 800.000 anni fa la cosiddetta provincia magmatica laziale, nella quale si formarono in successione il vulcano Volsino – che ha dato origine al lago di Bolsena – quello di Vico e, infine il complesso Sabatino. Qui l’attività vulcanica iniziò circa 600.000 anni fa nell’area Morlupo-Castelnuovo di Porto, scendendo poi in direzione sud-ovest fino alla formazione del vulcano di Sacrofano, il principale attore della regione. Per più di 200.000 anni eruttò in modalità stromboliana centinaia di chilometri cubi di lava che arrivarono a ostruire completamente il corso del Paleotevere, costringendolo a trovarsi una strada a est del Soratte. Poi, intorno a 320.000 anni fa, l’abbassamento del livello magmatico e l’interazione con le falde freatiche provocarono un enorme colata piroclastica e la successiva esplosione dell’edificio vulcanico, con la formazione della grande caldera al cui margine sorge oggi Sacrofano. Sul versante ovest entrò in attività l’area di Baccano, i cui prodotti lavici colmarono nel tempo la caldera e contribuirono all’assetto attuale del panorama, nel quale rimangono riconoscibili, i monti Musino, Rocca Romana, Broccoleto, Solforoso etc , tutti frutto di attività vulcanica (coni di scorie, nati cioè da lapilli, scorie e cenere). Questo intenso dinamismo non solo ha contribuito alla creazione del tufo di Sacrofano, ma ha anche dato vita a un territorio estremamente fertile. Nota finale: diversamente da quanto ritenuto fino a non molto anni fa, il Vulcano Sabatino non è più considerato “spento”, ma “quiescente”, cioè dormiente. Di un sonno tranquillo e profondo, al contrario del Vulcano Laziale che ogni tanto fa tremare la terra a sud di Roma, ma comunque in grado di ridestarsi. Nessun segnale fa pensare a risvegli imminenti, anche perché nella penisola l’attività vulcanica si sposta seguendo l’asse nord-est sud-ovest, ma vale la pena ricordarlo. (1-continua)


