Perché ripudiare la guerra non è solo un articolo della nostra Costituzione, ma una precisa visione della storia, del mondo, della società

15/09/2026 | _n.3-2026

Dal punto di vista storico e culturale, p..eµ.. (pólemos) in greco e bellum in latino non coincidono perfettamente con ciò che oggi intendiamo con “guerra”, termine che, come abbiamo visto, deriva da un concetto germanico di “tumulto” e “disordine”. Per i Greci, p..eµ.. non era soltanto uno scontro armato: era una condizione di contrapposizione tra comunità politiche. La guerra era considerata una dimensione costitutiva della vita della polis, regolata da norme, rituali e finalità politiche. Non a caso, Eraclito afferma che «p..eµ.. è padre di tutte le cose», intendendo il conflitto come principio generatore dell’ordine del mondo, non semplicemente come violenza.
Anche il latino bellum designava soprattutto il conflitto legittimo tra entità politiche riconosciute. Per i Romani esisteva persino il concetto di bellum iustum, la “guerra giusta”, che doveva rispettare determinate procedure religiose e giuridiche. La guerra era dunque un’istituzione del diritto pubblico, non una mera esplosione di caos. Il germanico werra, da cui deriva “guerra”, porta invece un’immagine diversa: confusione, disordine, rissa, tumulto. Quando questo termine sostituisce bellum nelle lingue romanze, il lessico riflette anche un mutamento storico: il mondo dell’Alto Medioevo è caratterizzato dalla frammentazione del potere, da conflitti meno formalizzati e da una violenza spesso diffusa e privata, assai diversa dalla guerra “istituzionale” concepita da Greci e Romani. Si potrebbe quindi riassumere la differenza così: p..eµ..: il conflitto come categoria politica e persino cosmologica. bellum: la guerra come atto pubblico, giuridicamente e religiosamente riconosciuto.
guerra (werra): il conflitto come disordine, tumulto e scontro violento, da cui si sviluppa il significato moderno.
In questo senso, il passaggio da bellum a werra non è soltanto un cambiamento linguistico: riflette anche una diversa concezione della violenza organizzata e del rapporto tra ordine e conflitto nella società europea medievale. Non è forse quello che le attuali crisi geopolitiche stanno dimostrando?

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