Come i disagi per lavori per il raddoppio della linea ferroviaria influiscono sulla qualità del servizio
di L B
Come era prevedibile supporre la vita di studenti e lavoratori pendolari sacrofanesi che gravitano su Roma, nel secondo semestre del 2025, è ulteriormente peggiorata in concomitanza con i lavori di ampliamento e manutenzione sulla ferrovia Roma Nord. La prima notizia è che, a dispetto dell’inaugurazione del cantiere, avvenuta a giugno 2025, presenti l’assessore ai Trasporti e Mobilità della Regione Lazio, i vertici di Astral e Cotral e i sindaci delle aree interessate, i lavori la cui durata è stimata in 18 mesi, che sarebbero dovuti terminare a dicembre 2026. cominceranno solo il prossimo anno. La stazione di Sacrofano è esclusa dalla circolazione dei treni dal periodo dell’inaugurazione cantiere; sono stati introdotti autobus sostitutivi Cotral che collegano i paesi sulla Flaminia a Montebello, in una situazione di sosta, discesa, salita e attraversamento tutt’altro che sicura. Le ripercussioni per il nostro comune potevano essere non troppo impattanti in quanto la maggioranza degli utenti gravitava già su Montebello se non fosse che in corrispondenza a questo periodo di disagio si è riscontrato un ulteriore impoverimento del servizio. La connessione dal centro abitato alla stazione di Montebello è garantita dal servizio pubblico di trasporto urbano e da Cotral con logiche di ottimizzazione e integrazione migliorabili, ma questo è un altro argomento ed è, abbastanza affidabile per il trasporto urbano, ma non troppo per quanto riguarda Cotral. Tuttavia, la situazione peggiore è relativa alla tratta ferroviaria Montebello – Piazzale Flaminio: le statistiche dicono che da gennaio a ottobre 2024 vi erano state circa 5.000 cancellazioni corse – fonte Ansa – , nel periodo analogo del 2025 le corse soppresse sulla tratta urbana superano le 8.000 con circa 1.000 nel solo mese di ottobre, pari a oltre il 20 % delle corse previste – fonte Roma Today. Una delle categorie più penalizzate sono gli studenti. È successo più di una volta che l’autobus Cotral delle 6:45 (partenza piazza Serata, arrivo a Montebello alle 7:05), calibrato sui treni in partenza delle 7:05 e 7:15 abbia ritardato di oltre 10 minuti o abbia saltato direttamente la corsa. Conseguentemente un gran numero di studenti è dovuto ricorrere a mezzi privati, passaggi di fortuna o al pulmino, a posti limitati, del trasporto urbano delle 7:10, già in partenza quindi con nessuna possibilità di arrivare per l’inizio delle lezioni. Talvolta, pur arrivando in orario a Montebello, succede che si trovino davanti un muro di persone in quanto il treno precedente è stato soppresso. Da lì, ha inizio un’altra odissea, con vagoni strapieni, treni a passo d’uomo, fermate presso le altre stazioni in cui provano a salire altre decine di persone, porte che non si chiudono, soste che si prolungano, quindi ritardi. Situazioni analoghe con conseguenze più gravi e onerose si verificano anche per i lavoratori sia in andata che al ritorno. I lavori di ampliamento e manutenzione di fatto sono sulla tratta extraurbana, ma le ripercussioni, incluso la scarsa affidabilità di COTRAL, sono su tutta la rete di connessione del territorio alla città; in questo modo, oltre a disagi, ore di lavoro e di scuola bruciate si instilla nel cittadino una cronica rassegnazione e sfiducia nel trasporto pubblico che sfocia in un cambio di abitudine. A tal proposito nel 2024 il comitato di Pendolari della Ferrovia Roma Nord calcolava in circa 35.000 i fruitori giornalieri della linea ferroviaria con, si stima, una riduzione del 50% rispetto a qualche anno prima. Questo comporta più auto sulle strade, più inquinamento, più traffico urbano ovvero costi ambientali, tempo perso nel traffico, maggiori costi in consumi. Un rapido calcolo che dà la misura dell’impatto sulla società di un servizio pubblico così poco affidabile: un ritardo medio giornaliero di 5 minuti su tutte le tratte (se salta 1 corsa su 5 è arrotondato per difetto) esteso su una media giornaliera di 25000 persone genera un cumulo potenziale di 125.000 minuti ovvero 2.000 ore di ritardo al giorno complessive. Moltiplichiamo le ore bruciate in ritardi per un valore forfettario di 12 euro / ora (paga oraria medio bassa o 1 ora di ripetizione) ed escono 24.000 euro al giorno ovvero più di 8 milioni all’anno potenzialmente buttati che vanno a sommarsi ai costi sostenuti da privati che scelgono di non usare i trasporti pubblici, ai costi ambientali invisibili sopra descritti oltre ai rischi e all’impatto sulla salute. Questo esercizio serve ad attribuire un valore tangibile al danno collettivo derivante da un sistema di trasporto pubblico non efficiente. Ovviamente siamo in un periodo di sofferenza che dovrebbe presupporre un sostanziale miglioramento delle condizioni di mobilità; tuttavia, la sensazione che se ne ricava è che l’equilibrio del sistema sia talmente compromesso che sia sufficiente un evento straordinario, seppur non direttamente impattante sul paese, per peggiorare drammaticamente il quadro complessivo degli spostamenti di un intero territorio.

