“Un giovane monaco, desideroso di diventare scrittore, si presentò a un vecchio maestro zen.
“Voglio imparare a scrivere con profondità, chiarezza, precisione. Ho letto molto, studiato retorica, grammatica, logica. Ora vorrei che tu mi insegnassi a scrivere davvero.”
Il maestro lo fece accomodare e gli offrì del tè. Versò il tè nella tazza del monaco, ma non si fermò quando la tazza fu piena. Continuò a versare finché il tè traboccò e si rovesciò sul tavolo. “Maestro, la tazza è piena!” esclamò il giovane, alzandosi di scatto.
“Esatto,” disse il maestro. “E anche tu lo sei. Sei pieno di regole, formule, citazioni. Finché non svuoti la tazza, non potrai scrivere nulla di vero.”
Il monaco, allora, rimase in silenzio. Smise di prendere appunti, smise di fare domande. Tornò ogni giorno, si sedette accanto al maestro, lo aiutò nei lavori quotidiani, ascoltò le storie che raccontava senza mai interromperlo. Passarono mesi. Poi anni.
Un mattino d’autunno, mentre raccoglievano le foglie secche nel giardino del tempio, il maestro si voltò e disse: “Adesso puoi scrivere: hai dimenticato abbastanza”. (tratto da “Con parole precise: Manuale di autodifesa civile” di Gianrico Carofiglio).
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