La cartoleria di Sacrofano, il “refugium peccatorum” degli scampati al digitale

02/01/2026 | _n.9-2025

Nel regno del cartaceo sono benvenuti gli scolari, ma anche gli adulti alle prese con la burocrazia

di Marco Ferri

La cartoleria di Sacrofano, il “refugium peccatorum” degli scampati al digitale

Le cartolerie hanno un fascino antico, fatto di penne e matite, quaderni e bloc-notes, album e diari, pastelli e pennarelli, agende calendari, biro e stilografiche. Qui l’aggettivo “cartaceo” suona come un dispregiativo, se non come un insulto al vecchio mondo del “saper leggere, scrivere e far di conto”, come si diceva un tempo per definire l’istruzione primaria. Gli scolari delle elementari e delle medie vengono qui, soprattutto all’inizio dell’anno scolastico, per il “corredo” di cancelleria che li accompagnerà tutto l’anno. “Nel corredo è prevista anche un risma di carta” dice Paola D’Agostino che con il figlio Claudio gestisce l’attività, “ma francamente non so a cosa possa loro servire”.  Probabilmente a fare fotocopie, utili alle lezioni o alle esercitazioni. “In epoca di digitale” argomentiamo “una cartoleria che ogni giorno accoglie decine di clienti di tutte le età sembra una gradevole anomalia”. Claudio Lembo, che da un paio d’anni è a tutti gli effetti il titolare della cartoleria che da 13 anni è attiva in via della Stadio, ci racconta una storia diversa. Diplomato al liceo informatico è un appassionato di computer e stampanti, tanto da essersi specializzato anche in riparazioni. La stampante lavora a ciclo continuo, perché molti sono i clienti che hanno bisogno di fotocopie, sia per lavoro che, e soprattutto, per gli adempimenti burocratici richiesti dalle istituzioni pubbliche. “Spesso si forma la fila di persone che hanno bisogno di aprire una e-mail” dice Paola “una e-mail che contiene una bolletta da pagare, o un avviso dell’Inps”. Ecco svelato l’arcano: il tempio del famigerato cartaceo è diventato un porto sicuro per chi rischia di naufragare navigando su Internet. “Ci capita spesso di essere utili a chi deve chiedere lo Spid”, dice ancora Paola D’Agostino “per non parlare di coloro che hanno bisogno di scoprire quali insidie nasconda il cassetto fiscale dell’Agenzia delle Entrate”. “Vengono da noi per scaricare da Internet e stampare le bollette che poi vanno a pagare alle Poste”, dice ancora Claudio “ma anche i moduli richiesti dal Caf per fare la domanda per un sussidio”. Un bonus, come si chiama oggigiorno. In effetti, la nostra conversazione si interrompe spesso per servire un cliente di fogli di carta, usciti dal computer attraverso la stampante o trattati dai messaggi luminosi della stampante, quei moduli predisposti dalla burocrazia digitale, che, se possibile, è ancora più arcigna di quella analogica, con la quale almeno, sia pur senza un vero vantaggio, se non per uno sfogo, si poteva questionare attraverso il vetro divisorio dello sportello. La burocrazia digitale è impersonale e implacabile. A volte sembra venir attirati nella trappola di una specie di “Comma 22”: se hai un diritto lo puoi chiedere attraverso il computer, ma se il computer non fa quello che gli chiedi non hai diritto, neppure quello di protestare. E con chi, poi? Con il risponditore automatico? Il modo per non perdersi d’animo c’è: la Cartoleria di Sacrofano.

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