Il pregiudizio ha sempre bisogno di conferme, soprattutto dal sentito dire. Se ne occupa la psicologia cognitiva, ne parlano i lavori di Daniel Kahneman e Amos Tversky, che hanno studiato molti meccanismi dei cosiddetti “bias cognitivi.” Succede spesso che in politica, nel tifo sportivo, sui social network si trovino valutazioni spesso tratte dal sentito dire, più che da veri approfondimenti, che suonano conferma di certe convinzioni, anzi le puntellano al punto da tenerle in auge a tutti i costi. Con il risultato di collezionare decisioni sbagliate, provocare polarizzazione delle opinioni, diventare megafono della diffusione di fake news, o. molto più semplicemente incorrere in grossolani errori di valutazione. Questo fenomeno, che si definisce pregiudizio di conferma (o confirmation bias) è la tendenza psicologica a cercare, interpretare e ricordare le informazioni in modo da confermare ciò che già pensiamo o crediamo, ignorando o svalutando quelle che ci contraddicono. In genere sono le generalizzazioni il terreno fertile per questi atteggiamenti, che diventano tossici se oggetto ripetitivo della propaganda. C’è una cura? Sì: bisognerebbe non accontentarsi si spiegazioni a buon marcato e distinguere fatti dalle opinioni, la realtà dalla sua comoda interpretazione.
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