GELOSIA

19/05/2025 | Il racconto

AMPELIDE Se un uomo non è geloso e non va in collera, Criside, e ti rifila ogni tanto qualche ceffone, non ti taglia a zero di capelli e non ti strappa i vestiti, come puoi pensare che sia innamorato di te?
CRISIDE E sarebbe queste le sole dimostrazioni d’amore di un uomo?
AMPELIDE Sì, quelle di un uomo che arde di passione. Tutto  il resto, i baci, le carezza, le lacrime, i giuramenti e le frequenti visite sono i sintomi di un amore appena sbocciato e che sta crescendo. Ma il fero fuoco nasce dalla gelosia. Perciò se il tuo Gorgia ti picchia, e si dimostra geloso, come dici, puoi davvero ben sperare, e devi anzi pregare, che faccia sempre così.
CRISIDE Sempre così? M che dici? Dovrebbe continuare a darmele?
AMPELIDE No, ma a tormentarti se non hai occhi solo per lui. E posi scusa, se davvero non ti amasse, perché dovrebbe infuriarsi sapendo che hai un altro uomo?
CRISIDE Ma io non ce l’ho! A torto crede che quel riccone sia innamorato di me, solo perché una volta mi è capitato di fargli il suo nome.
AMPELIDE E questo è di nuovo un bene! Lasciagli credere che i ricchi si interessino a te; si arrabbierà ancora di più, e farà di tutto per non essere superato dai suoi rivali in amore.
CRISIDE Per adesso si limita ad arrabbiarsi e a picchiarmi. Di regali non me ne fa.
AMPELIDE È geloso, vedrai che i regali arriveranno, soprattutto se lo farai soffrire.
CRISIDE Ma insomma, Ampelide, vuoi davvero che mi prenda un sacco di botte?
AMPELIDE Non ho detto questo, però sono convinta che i grandi amori nascano quando gli uomini si sentono trascurati. Se invece hanno la certezza di possederti, il loro desiderio in qualche modo si spegne. Ti dico questo perché sono vent’anno che faccio la cortigiana, mentre tu, a quanto ne so, hai appena diciotto anni, se non meno. Se vuoi, ti racconto quello che mi è successo qualche anno fa. Si era innamorato di me Demofante, l’usuraio, quello che abita dietro la Pecile (la stoà Pecile era un portico dipinto situato bella piazza principale di Atene). Non mi aveva mai dato più di cinque dracme, ma pensava di essere il mio padrone. Il suo era un amore superficiale, cara mia, per cui non sospirava, né piangeva, né si appostava a note fonda davanti alla mia porta; si limitava a dormire ogni tanto con me, e la cosa andò avanti per un pezzo. Poi un giorno si presentò e io lo chiudi fuori, perché in casa avevo Callide, il pittore, che mi aveva procurato dieci dracme; quella volta se ne andò coprendomi di insulti; ma in seguito, vedendo che i giorni passavano e io non lo mandavo a chiamare, non appena mi ritrovai di nuovo Callide in casa, Demofante in iziò a scaldarsi e andò su tutte le furie per quanto era successo. Così un giorno si mise a spiare la mia porta, aspettando che aprissi; poi iniziò a piangere e a picchiemi, minacciò di uccidermi e mi strappò le vesti, insomma ne fece di tutti i colori; ma alla fine mi diede un talento e mi tenne per sé per otto mesi. Sua moglie andava a dire a tutti che lo avevo fatto impazzire con qualche filtro magico, la l’unico filtro magico era la  gelosia.  E  tu,  Criside, faresti bene a usare lo stesso sistema con Gorgia. È un giovane destinati a diventare ricco, se mai dovesse succedere qualcosa a suo padre.
(Luciano di Samosata, “Ampelide e Criside”, in “Dialoghi delle cortigiane”, Il Melangolo.)

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