Nella stragrande maggioranza dei casi, l’IA non sostituirà il nostro lavoro, lo renderà però di gran lunga peggiore. (…) L’automazione di massa del lavoro, purtroppo non è una cosa nuova; le persone in posizione di potere hanno provato per molto tempo a fare a meno di quei fastidiosi lavoratori e di tutti i soldi di cui hanno bisogno per sopravvivere nell’economia capitalista. I sistemi di IA forniscono una strada spianata per provare a minimizzare quei costi. Il piccolo segreto di Pulcinella dell’IA, però, è che nessuno di questi strumenti funzionerebbe se non fosse per una vastissima forza-lavoro sottopagata nel Mondo della Maggioranza, ovvero al di fuori di territori come gli USA e l’Europa Occidentale, in luoghi come Kenia, Venezuela e India. Fortunatamente quei lavoratori stanno lottando e stanno indicando la strada per resistere alla spinta delle grandi aziende a mettere al centro l’automazione piuttosto che i lavoratori, a rimpiazzare carriere con lavoro precario atomizzato e a sostituire in lavoratori creativi con baby-sitter che badano alle macchine che producono contenuti multimediali sintetici. (Emily M. Bender e Alex Hanna, “L’inganno dell’intelligenza artificiali”, Fazi Editore 2026).
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