Quello che è avvenuto – e deve fare profondamente riflettere – è il formidabile Big Crunch tra mondo di sopra, mondo di mezzo e mondo di sotto, per rifarsi al linguaggio di un ex abitante di Sacrofano.
di Riccardo Tavani
Se Eugenio Scalfari, fondatore e storico direttore del quotidiano la Repubblica, nel 1986 poteva scrivere un libro come “La sera andavamo in Via Veneto”, riferendosi al gruppo di liberali, repubblicani, cattolici di sinistra e anche comunisti, ora se ne dovrebbe editare uno dal titolo “Andavamo tutti a cena da Valterino”. Giornalisti di grande firma, politici, imprenditori, addirittura storici anarco-intellettuali come Fulvio Abate.
Mi domando subito una cosa: se Mieli, Cappellini e altri avessero subito scritto dei pezzi sul sondaggio commissionato da Lavitola e sulla campagna che voleva promuovere a favore di Ranucci quale Presidente del Consiglio del centro-sinistra, l’attentato ai suoi danni sarebbe stato possibile organizzarlo così impunemente? La notizia c’era e veramente ‘esplosiva’ di per sé. Perché non hanno scritto neanche una riga? Perché hanno trattato i loro lettori da massa amorfa da informare solo come e quando volevano loro? Possibile che non si sentano addosso neanche un briciolo di responsabilità per le conseguenze del loro colpevole silenzio informativo?
Dire che loro andavamo da Valterino, perché lui gli preparava gli spaghetti con le vongole senza i gusci (Mieli); gli faceva trovare un dolce di cui lui andava pazzo (Bocchino, il quale però non risparmiava critiche a Ranucci seduto davanti a lui). Fulvio Abate, poi, confessa che era difficile sottrarsi al fascino magnetico di Valterino. Connubio più estatico non poteva esserci tra mondo di sopra e di mezzo.
Lo stesso Lavitola accompagna l’uomo del mondo di sotto conosciuto in galera a fare un sopralluogo davanti casa Ranucci a Pomezia per configurare operativamente l’attentato. Questi, Clesio Gomes Tavares, detto O’ Nire, il Nero, si rivolge a quattro mezze tacche dello spaccio di droga della Campania per piazzare il pezzo. Due ragazzini sentono il botto, accorrono sul posto e uno dei due – appassionato di auto – vede fuggire sgommando una Fiat 500 X. Le normali telecamere stradali non fotografano le targhe, ma l’Antimafia, per un traffico locale di droga, ne ha piazzate due sulla Pontina che riescono a beccare le targhe. La 500 X segnalata dal ragazzino è fotografata all’andata e al ritorno, subito dopo l’attentato. Risulta intestata a un noleggiatore di auto campano. Non è difficile, ma è da tragicommedia, risalire agli occupanti dell’auto.
Per il gran casino che hanno combinato, inoltre, è la stessa camorra napoletana a inviare, sotto nome inventato, una mail alla Procura della Repubblica con tanto di nomi, cognomi, indirizzi e circostanze. Il più lurido e criminale mondo di sotto si rivolge direttamente a quello di sopra dello storico nemico inquirente per favorirgli generosamente la soluzione del caso, così da allontanare sospetti e inchieste dalla propria cupola, e poter continuare ad agire tranquillamente, impunemente.
Valterino, sentendosi con l’acqua alla gola, telefona alle quattro di mattina, insieme a sua moglie, a Ranucci per dirgli che lo stanno assurdamente sospettando di essere mandante dell’attentato, perché la cellula del suo telefono è stata agganciata di notte davanti il suo indirizzo a Pomezia, insieme a quella di un noto pregiudicato. È Sigfrido che si spacca il cranio per trovare una giustificazione e un alibi a quella sua presenza, tipo una strada di Pomezia che era in effetti interrotta e lui doveva passare per forza davanti la sua casa. Il tutto doviziosamente registrato dalle quantità industriale di microspie disseminate dagli inquirenti tra case, automobili, altri luoghi, e per i telefonini i classici Trojan.
Il mondo di sopra che cerca disperatamente di salvare quello di mezzo e di sotto è tutto in audio. Totale: il risultato finale è indubbiamente il bottino di caccia grossa messo a segno da Lavitola, appassionato di questa sua attività africana. Non ha solo centrato e abbattuto Ranucci, ma anche abbattuto la stessa possibilità in Italia di un serio giornalismo d’inchiesta. Un trofeo così prestigioso mancava tra le sue foto e pareti di casa. Soprattutto la struttura ammalorata, marcita del mondo di sopra, così intimamente avviluppata con quella di mezzo e di sotto, è forse la notizia peggiore per noi che in tv o sui giornali assistiamo a un farisaico sventolare di alti valori, ai quali magari ancora crediamo, quando valgono in realtà meno di un piatto di spaghetti alle vongole senza gusci e un galeotto e ghiotto tipo di dolce che solo Valterino sa servire… Sì, proprio un servizio completo e ben fatto: al Palazzo.

