La Sistina prima di Michelangelo
di Alessia Felici
Il santuario della Madonna del Sorbo è un luogo in cui il tempo scorre in un altro modo. È un incanto della natura e da qui, nel totale buio, si possono ancora vedere le stelle. La storia di questo luogo si perde nel tempo (un ottimo testo è “La Madonna del Sorbo. Arte e storia di un Santuario della Campagna Romana”, a cura di Lanfranco Mazzotti e Mario Sciarra, Gangemi Editore, 2012). Il santuario è vicinissimo a Sacrofano. Può essere raggiunto sia passando da Formello che da Campagnano. Chi percorre la via francigena, può decidere di fare una variante e passare a visitarlo e godere delle bellezze naturalistiche annesse. Una volta saliti al santuario si arriva sul cortile da cui si può accedere alla chiesa. È a tre navate e termina con un’abside. Copertura e navate sono state ricostruite dopo un rovinoso crollo del tetto nel 1961. Il sito ha una storia millenaria. Più volte abbandonato e recuperato. Le sue vicende si legano al capitolo di San Paolo Fuori le Mura, quindi all’ordine dei Carmelitani, per poi passare alla tutela degli Orsini e poi ai Chigi. Il santuario del Sorbo, per tutti noi che ci siamo nati in questa campagna, è “Zorbo” ed è sempre stata per sacrofanesi, formellesi e campagnanesi la meta più “gettonata” per le scampagnate di Pasqua, in primis “pasquetta”, con contese che si perdono nei tempi… Entrando nella chiesa saltano agli occhi i dipinti dell’abside con al centro l’immagine della Madonna Assunta. Intorno a lei schiere di angeli di tutti tipi, cherubini, angeli musicanti… e Dio Padre onnipotente che benedice dall’alto. Appena su un registro inferiore si trovano gli apostoli, ognuno con i propri attributi evangelici e al centro, tra loro, la campagna romana come si presentava al tempo degli Orsini, tra fine del 1400 e inizi del 1500. Appena più in basso l’icona della Madonna del Sorbo. Ebbene, questa rappresentazione, così impostata, è quanto resta di più vicino e simile al dipinto realizzato nel 1482 da Pietro di Cristoforo Vannucci, detto Il Perugino, sulla facciata della Cappella Sistina, prima che 40 anni dopo l’artista Buonarroti, ossia Michelangelo, ci rimettesse le mani per realizzare il “Giudizio”. La certezza l’abbiamo da un disegno conservato alla biblioteca Albertina di Vienna, attribuito ad un collaboratore del Pinturicchio. L’autore del dipinto absidale della Madonna del Sorbo, secondo l’attribuzione di Stefano Petrocchi, è Pier Matteo di Manfredo, più noto come Pier Matteo d’Amelia, attivo nella Roma sistina di papa Sisto IV, poi innocenziana, borgiana e infine di Giulio II. Fu Collaboratore del Perugino e fu proprio lui, Pier Matteo, a dipingere il cielo stellato nella volta della Cappella Sistina, prima dell’intervento di Michelangelo. Questo e molto altro riserva la campagna romana in cui viviamo. Resta solo scoprirla!


