Si racconta che un giorno, sul palcoscenico del Teatro Brancaccio di Roma, Ettore Petrolini fermò la scena, si fece avanti in proscenio, e si rivolse a uno spettatore in galleria che lo aveva ripetutamente fischiato. “Vedi”, gli disse “io non ce l’ho con te, ma con quello che ti sta vicino, che ancora non ti ha buttato di sotto”. Più che ridere, questo aneddoto fa pensare a tutte quelle volte che non abbiamo reagito quando abbiamo sentito una castroneria. Perché? Probabilmente perché non la abbiamo contestualizzata nella realtà dei fatti, forse perché abbiamo perso l’abitudine, la voglia, l’energia per cambiare lo stato delle cose, e ci dibattiamo all’interno di una sorta di realismo politico, come pesci nella rete.
La metafora della rete si adatta bene alla rete Internet, ma anche alle reti televisive, perché molto spesso è lì che veniamo pescati come i merluzzi dei mari del Nord, tanto cari a Capitan Findus. Mark Fisher, autore del famoso “Realismo capitalista” (Produzioni Nero Editore – 2018) ha scritto: “Inutile dire che quello che viene considerato ‘realistico’, quello cioè che sembra plausibile dal punto di vista sociale, è innanzitutto determinato da una serie di decisioni politiche. Qualsiasi posizione ideologica non può affermare di aver raggiunto il suo traguardo finché non viene per così dire naturalizzata, e non può dirsi naturalizzata finché non viene percepita come principio anziché come fatto compiuto”. Allora, vediamo un po’. L’Intelligenza Artificiale farà diminuire molto rapidamente i posti di lavoro? Ce la prendiamo con i tecno-oligarchi della Silicon Valley, e con chi lascia loro completa mano libera o invece con gli immigrati che potrebbero, si teme, venire assunti a un prezzo più basso e senza diritti, tanto da sbancare il mercato del lavoro salariato? Sono loro il male, o invece gli stipendi più bassi d’Europa, le 15 mila morti di lavoro negli ultimi dieci anni, manco fossimo in guerra? Ecco un esempio di realismo contro la realtà. Oppure. I prezzi dell’energia sono volati più in alto dei droni. È la prevista conseguenza della “guerra mondiale a pezzi” come la definiva Papa Francesco. E infatti, la guerra in Ucraina ha tolto di mezzo il gas russo e imposto quello USA, il GNL che costa di più perché invece che attraverso i gasdotti, arrives via nave in forma liquida, deve essere trattato per tornare allo stato gassoso e immesso nella rete di distribuzione. E la benzina o il diesel? I prezzi sono schizzati con una velocità di un missile da crociera, ogni volta che Trump ha ordinato un attacco allo Stretto di Hormuz. Ecco di nuovo realismo contro realtà: chi non vuole la guerra non se la sente di difendere la patria, o ha capito il trucco che serve ai mercati finanziari per agire sul prezzo del petrolio? Giochiamo con le accise o diciamo basta alla guerra come arma sporca per imporre il dominio sui mercati globali? Il realismo capitalista ci vorrebbe spingere sempre a dare la colpa a qualcuno, così da sviare l’analisi critica e il giudizio storico sull’ossessione dell’accumulazione.
Diceva Althusser che all’interno di un quadro politico ed economico di tipo capitalista non c’è spazio per concepire forme alternative di strutture sociali. Ecco il punto: o la troviamo un’alternativa a questa società in crisi sociale e democratica, oppure rabbia politica, invidia sociale, violenza verbale sembreranno gli unici strumenti validi per farsi una ragione della realtà. Quella stessa rabbia, invidia e violenza che riecheggia dalle stanze della Casa Bianca come dalle urne della Sassonia Anhalt.

Un memorial emozionante

