Né in Italia né in Europa non esiste ancora una normativa specifica che ne regoli davvero la composizione chimica
A denunciarlo è un rapporto dell’ONG francese Règles Élémentaires, basato su vent’anni di studi scientifici: cosa contengono davvero i prodotti mestruali? Le risposte sono meno rassicuranti del marketing a cui le nostre lettrici sono abituate. La denuncia è stata recentemente rilanciata dalle colonne della Stampa di Torino da Francesca Santolini. Che ha sottolineato come negli ultimi anni diversi studi hanno individuato tracce di pesticidi, glifosato, piombo, arsenico, mercurio, PFAS, i cosiddetti “inquinanti eterni”, oltre a ftalati, bisfenolo A e residui industriali derivanti dai processi di sbiancamento. Mentre uno studio pubblicato nel 2024 su Environment International ha rilevato la presenza di metalli pesanti in tutti i trenta i tamponi analizzati. Il problema è che le normative italiane ed europee valutano le sostanze singole, ignorando il cosiddetto “effetto cocktail”. I tamponi e gli assorbenti si trovano in un limbo giuridico: non sono classificati né come cosmetici né come dispositivi medici, ma come semplici beni di consumo. Il risultato è un sistema con scarsa trasparenza e pochi controlli. E non è solo un problema sanitario, oltre l’80% degli assorbenti finisce in discarica; molti contengono grandi quantità di plastica e sono ormai tra le principali fonti di inquinamento sulle coste europee. Una questione politica sul corpo delle donne.

