Si rende necessario comprendere meglio cosa implica la gestione diretta del conferimento ai Consorzi di riciclo
di L B
Prendendo spunto dall’articolo “Sacrofano entra nell’economia circolare”, pubblicato sull’ultimo numero di La Nuova Sacrofano, emergono un paio di approfondimenti relativi al concetto di economia circolare e alle implicazioni della gestione diretta del conferimento ai Consorzi di riciclo.
Partendo dal presupposto che la cultura della raccolta differenziata si è meritoriamente radicata nella cittadinanza – esiste ormai una generazione cresciuta interamente con il sistema del porta a porta – e vista l’ottima sinergia con l’attuale gestore, vi è un punto fondamentale da comprendere: dove finiscono i nostri rifiuti?
L’economia circolare richiede di “progettare, riutilizzare, riparare e rigenerare. Raggiungere l’84,70% di raccolta differenziata significa che i cittadini dividono bene i materiali; tuttavia, ciò non garantisce affatto che i consorzi di riciclo riescano poi a rigenerarla. In questo modo, infatti, si rischia di equiparare la semplice raccolta al riciclo effettivo.
Una delle chiavi della cosiddetta economia circolare è la trasparenza sulla filiera. Sapere cosa succede alla plastica che smaltiamo, dove finisce e cosa viene realizzato serve sia a motivare il cittadino, sia a prevenire cattive abitudini, orientando a lungo termine le scelte del consumatore.
C’è inoltre da inquadrare lo scenario relativo alla gestione diretta dei proventi dei consorzi a partire dal 2026. Se in condizioni ideali questo costituisce un beneficio in grado di alimentare un circolo virtuoso – che può portare alla riduzione della TARI –, lo scenario presenta comunque alcuni aspetti da esplorare. Il primo riguarda la qualità della differenziata: se i cittadini differenziano male, il Comune riceverà, verosimilmente, meno fondi del previsto. Fino a oggi questo rischio era a carico del gestore della raccolta.
Domani, invece, a meno di specifiche clausole contrattuali, gli operatori di Tekneko non avranno incentivi diretti a “ispezionare” i sacchetti o a rifiutare i conferimenti errati, poiché le eventuali penalità non ricadranno sull’azienda.
Un altro rischio potenziale è legato alla gestione della catena logistica: cosa succederebbe in caso di ritardi o blocchi (ad esempio, se l’impianto del Consorzio fosse saturo)? Chi si farebbe carico degli eventuali costi di stoccaggio della raccolta?) Infine, resta da chiarire se il beneficio per il Comune sia direttamente legato al valore di mercato delle materie conferite. In tal caso, occorre capire cosa accadrebbe qualora il valore della plastica o della carta crollasse: con ogni probabilità, l’attore che ne subirebbe le conseguenze economiche sarebbe proprio il Comune.
Fino ad oggi il Comune non partecipava direttamente al processo di riciclo, ma gestiva tramite Tekneko un servizio di raccolta porta a porta.
A giudicare dai risultati, il servizio funziona molto bene, anche se per avere una fotografia più nitida bisognerebbe parametrare i dati con altri indicatori.
Sarebbe utile, ad esempio, analizzare il trend della TARI in rapporto all’incremento della percentuale di differenziata negli anni, incrociando il tutto con la capillarità del servizio, la quantità di rifiuti prodotta e il confronto con altre realtà, anche fuori regione. L’obiettivo finale dovrebbe essere quello di una riduzione della quantità di rifiuti prodotti e la strada è quella di un dialogo continuo tra gestore, Comune e cittadinanza, non limitato alla sola efficacia della raccolta, ma improntato alla piena trasparenza, condividendo risultati, opportunità, criticità e future minacce del processo circolare.

