Fabio Neri del Parco di Veio: “Una convivenza pacifica è possibile, grazie a pochi accorgimenti, molta calma e niente paura”

(Fabio Neri)
Fabio Neri è guardiaparco dal 2000, appena il Parco di Veio -istituito nel 1997 – assunse una fisionomia organizzativa ben definita. Oggi è il responsabile e dirige una ventina tra uomini e donne il cui compito è vigilare sull’integrità del perimetro del Parco, che ricordiamolo, consta di 14.984 ettari. La sede del Parco di Veio è Sacrofano, il comune che ha una scrofa nel simbolo e spesso un ragù di cinghiale sulle pappardelle. Se tra i compiti delle e dei guardiaparchi si annoverano la vigilanza sul rispetto delle normative ambientali il contrasto del bracconaggio, dell’abbandono di rifiuti, dei tagli abusivi o dell’accensione di fuochi, tra i compiti istituzionali c’è anche e forse soprattutto l’educazione ambientale, che dovrebbe tutelare la flora e la fauna meglio della repressione dei cattivi comportamenti. È a questo proposito che chiediamo a Neri che cosa non fare se ci imbattiamo in un cinghiale. “Non correre né verso né davanti a lui”, ci dice subito “non avvicinatevi, non cercate di accarezzarlo o peggio di dargli da mangiare”. Calma e autocontrollo sono le vere precauzioni, ci spiega, non urlate, non fate gesti bruschi né lanciategli oggetti contundenti. “I cinghiali hanno paura dell’uomo, quindi se si sentono in pericolo diventano aggressivi”. Che fare, allora? “Lasciategli una via di fuga. Spostatevi lentamente se vi accorgete di essere tra un animale adulto e i piccoli”. Riassumendo: se li incontrate, fermatevi, fate passi indietro senza dare loro le spalle, se lo sentite sbuffare o battere gli zoccoli per terra, aumentate la distanza tra lui e voi. E se avete il cane al guinzaglio? Tenetelo stretto e accorciate il guinzaglio. “Questi sono i consigli forniti dall’ ISPRA”, ci conferma Neri. L’ISPRA è l’istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, studia la distribuzione e la consistenza delle popolazioni di animali selvaggi e, oltre a definire i criteri tecnico-scientifici per la loro gestione, fornisce indicazioni alle Regioni e ai parchi su prevenzione dei danni, sicurezza pubblica e conservazione della fauna. “Queste indicazioni di comportamento andrebbero seguite senza riserve, perché sono frutto dell’esperienza, oltre che della ricerca”. Perché sembrano così tanti i cinghiali? “Il fatto è che la prolificità delle femmine tende a supplire a una aspettativa di vita molto precaria, di una cucciolate non sopravvivono molti esemplari, sia per incidenti che per malattie e infezioni”. Dunque, dovremmo imparare a convivere? “In realtà – ci dice Neri – sono loro che sono indotti, per non dire costretti, a saper convivere con noi, grazie a comportamenti umani responsabili e rispettosi della diversità, né provocatori né lassisti.” Il responsabile dei guardiaparchi lo dice apertamente: gli animali selvatici non sono come quelli domestici, non si educano col cibo, né con le carezze, o con gesti autoritari. “Il nostro cibo – dice Neri – può fare loro davvero molto male, i tentativi di famigliarizzare rischiano inevitabilmente di essere interpretati con una minaccia a cui reagire”. Insomma, la miglior prevenzione è il rispetto, cioè mantenere le distanze? “Sì, è così”, ci conferma Fabio Neri.

