a cura di M.F.

Rileggendo queste pagine ho pensato a Primo Levi, che una volta si definì “italiano ed ebreo”. Nel caso degli ebrei, l’esistenza di Israele ha reso sempre più frequente un sentimento di appartenenza duplice – anche se per molti la sequenza enunciata, a ragion veduta, da Levi va rovesciata. Questo sentimento duplice, riscontrabile in molti ebrei diasporici, complica l’argomentazione sulla vergogna proposta fin qui. L’orrendo massacro del 7 ottobre avrà generato un senso di vergogna negli uomini e nelle donne appartenenti a comunità palestinesi che non si sono riconosciuti nelle violenze perpetrate da Hamas. Ma la feroce, criminale risposta di Netanyahu, segnata dalla risposta del governo Netanyahu, segnata dalle stragi di bambini e di adulti ridotti alla fame nella Striscia di Gaza, ha suscitato un senso di vergogna sia in Israele sia nella diaspora ebraica: per esempio, in un italiano ebreo come il sottoscritto. Come porre fine a questa tragedia? Le soluzioni che vengono proposte dal governo israeliano sono ripugnanti, e alimentano l’antisemitismo, ripugnante sotto ogni forma.
Alla fine di questo saggio parlavo di “identità multiple”: un passo avanti, senza dubbio, rispetto alla nozione, che rifiuto, di identità unica. Ma va comunque sottolineata l’interazione tra identità (come nel caso delle impronte digitali) e identificazione, più o meno consapevole. La radice della vergogna è qui.
[Carlo Ginzburg (1939-2026) “Il vincolo della vergogna”, post-scriptum 2025, Adelphi 2025, pag.27].

