Raschiatoi e punte di frecce, gli strumenti dei nostri antenati nel Parco di Veio
di Piero Santonastaso

Abbiamo raccontato nella prima puntata come si formò il territorio che ospita Sacrofano. Cerchiamo ora di capire chi lo popolò e come, partendo da un presupposto: prima che il vulcanesimo dell’area sabatina entrasse in quiescenza, circa 40.000 anni fa, i nostri antenati avevano attraversato una gravissima crisi globale, sfiorando l’estinzione. Complice il clima freddo e arido, circa 900.000 anni fa l’Homo Erectus si era ridotto a circa 1.200 individui in età riproduttiva che si aggiravano in piccoli gruppi nelle pianure africane. E dopo centinaia di migliaia di anni di stentata evoluzione, passando ai Neanderthal, ai Denisova e poi ai Sapiens, non andava tanto meglio. Tutti insieme non raggiungevano il milione di individui e in Europa i Sapiens si contavano in circa cinquemila esemplari. Visti numeri così bassi sono rarissimi i ritrovamenti di reperti che testimonino la presenza umana. In Italia le prime tracce fossili di colonizzazioni risalgono a 1.300.000 anni fa (Apricena, in provincia di Foggia), mentre nel Lazio il primato spetta all’uomo di Ceprano (Frosinone), un Homo Heidelbergensis ribattezzato “Argil”, il cui cranio è stato datato a circa 500.000 anni fa.
Sono seguiti poi i Neanderthal di Sacco Pastore (una cava sulle rive dell’Aniene a Roma), datati a 250.000 anni fa e quelli della Grotta Guattari al Circeo (100.000 anni). Ed è recentissimo (2025) il ritrovamento dei Sapiens più antichi della regione, risalenti a circa 30.000 anni fa, scoperti in località Riparo Blanc, sempre a San Felice Circeo. Sacrofano dal canto suo ha restituito nel tempo fossili appartenenti a rinoceronti e cinghiali di era pleistocenica, ma nessun resto umano, come d’altro canto l’intera area del Parco di Veio. Ciò non significa che il territorio non fosse frequentato dai nostri antenati. Anche qui giova ricordare che i gruppi umani fino a 5-10.000 anni orsono non erano mai stanziali. Essendo raccoglitori e cacciatori si spostavano in continuazione in cerca di fonti di cibo e gli unici resti che si lasciavano dietro erano strumenti in selce come raschiatoi e punte di frecce. Di questi nell’area del Parco ma anche a Sacrofano ne sono stati trovati in gran copia, insieme ai reperti in ceramica risalenti a non oltre il XVI secolo a.C. Fu l’introduzione dell’agricoltura, circa 10.000 anni fa in Medio Oriente, a stravolgere completamente usi e costumi, con l’adozione di insediamenti stabili, sepolture collettive in strutture scavate nella roccia etc. Nel Lazio accadde con la fine del Neolitico quando all’improvviso ci si ritrovò alle soglie di una nuova rivoluzione, dettata dalle ondate migratorie indoeuropee che in rapida successione modificarono l’intero scenario. Si era ormai alle soglie in vista del II millennio avanti Cristo, quando nacquero le prime civiltà italiche. (2.continua)

