C’era una volta Scrofano

12/04/2026 | _n.1-2026

Il ruolo e le attività della “Compagnia dei panni spasi”

Il teatro dialettale è una forma di teatro che utilizza i dialetti locali invece dell’italiano cosiddetto standard. È una tradizione molto radicata in Italia e può rappresenta un’espressione autentica della cultura popolare. È l’intento di Gina Cardarelli, che da qualche anno scrive testi che si rifanno alle tradizioni di Sacrofano, anzi di “Scrofano”, come si chiamava fino al 1928. Sono testi interpretati da una compagnia amatoriale che si chiama “La compagnia dei panni spasi”, termine dialettale per indicate il bucato steso ad asciugare. Come è tipico del teatro dialettale, anche questa esperienza locale si lega a festività paesane, con riferimento a tradizioni locali e mette in scena episodi di vita quotidiana delle classi popolari. C’è un legame ombelicale con la Commedia dell’Arte, fenomeno artistico nato in Italia del XVI secolo, che ha quattro pilastri: l’uso del dialetto, che a Sacrofano è una versione che risente molto del romanesco; l’evocazione tematiche legate ad azioni quotidiane, cioè problematiche famigliari, come l’amore o il lavoro; l’uso della comicità e di situazione brillanti che fanno da minimo comun denominatore, così come  l’evocazione di personaggi bizzarri e soprannomi coloriti,  come fossero maschere, che tratteggiano figure popolari e spesso riconoscibili. “Credo sia importante – dice Cardarelli, che della compagnia è autrice e regista, – conservare le tradizioni linguistiche locali, perché rafforza l’identità culturale e fa in modo che il teatro sia più vicino al pubblico”. La compagnia ha numerosi partecipanti: Isabella Felici, Emanuela Modesti, Ada Clementi, Daniela Morini, Palma Berti, Giulia Giabbani, Gaia Villo’, Niobe Troili, Enzo Scianetti, Francesco Villo’, Pietro Braghetta, Vincenzo Ceccotti, Brando Braghetta. Ai costumi collabora Angela Eremita. Alla domanda “tradizione” o “tradizionalismo”? Cardarelli non ha dubbio: la tradizione è un fatto culturale che mette a confronto esperienze, costumi, modi di dire che possiamo reinterpretare come metro di misura dell’impatto della modernità sulla vita di oggi; il tradizionalismo è un atteggiamento spesso retrivo, reazionario, un rifiuto di fare i conti con i cambiamenti. Un atteggiamento cupo, che poco a che fare con la gioia di stare insieme proposta dalla “Compagnia dei panni spasi” di Sacrofano. “Quando recito, mi diverto un sacco”, dice, irrompendo alla fine di questa conversazione, Isabella Felici.

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