Come si vive con la guerra ai confini

29/11/2024 | L'Integrazione

La comunità romena di Sacrofano alle prese con i timori suscitati dal conflitto russo-ucraino

di Cristina Cotarta

A soli 226 metri dalla città di Sighetu Marmației (Romania) oltre il ponte che attraversa il fiume Tisa, si trova il comune di Slatina in Ucraina, una località con una popolazione di oltre 8.500 persone, la maggior parte delle quali di etnia rumena. Prima dell’inizio del conflitto russo-ucraino, questo ponte era un punto di collegamento vitale tra la Romania e l’Ucraina, essendo attraversato quotidianamente da migliaia di rumeni e ucraini. Tuttavia, la guerra ha cambiato radicalmente la vita in questa regione. Prima della guerra, molti rumeni attraversavano quotidianamente il ponte per fare acquisti in Ucraina, dove i prezzi del cibo e del carburante erano notevolmente più bassi. Oggi, invece, le cose sono completamente diverse. La minaccia al confine con l’Ucraina ha portato ad un aumento della fiducia nella NATO, a livelli che non si vedevano dal periodo dell’entusiasmo per l’adesione. Con la paura della guerra però, cresce anche il nazionalismo. La maggior parte dei rumeni ritengono che per la Romania la situazione sia rischiosa essendo il loro territorio pericolosamente vicino alla Russia.Nonostante ciò, il governo ha espresso fin da subito piena solidarietà al popolo ucraino condannando l’aggressione militare di Mosca. Questa posizione “antirussa” ha radici più profonde, essendo una stretta conseguenza dell’imposizione forzata nel secondo dopoguerra di un regime filosovietico particolarmente duro.
In Romania, spesso le tendenze politiche e sociali provenienti dalle generazioni che hanno vissuto e maturato durante la Guerra Fredda sono diverse da quelle che sono cresciute e sono state educate dopo la caduta della dittatura. I sondaggi rivelano le differenze tra queste generazioni, ma allo stesso momento anche i loro punti di incontro.Differenze che denotano non solo insicurezza, ma anche una lealtà dilemmatica, trasmessa storicamente e propagandisticamente. Sorprendentemente,
in un sondaggio chiamato Barometro della sicurezza, il 40% dei rumeni aveva fiducia nella Russia (LARICS, ottobre 2021), mentre circa il 70% degli intervistati hanno dichiarato di riporre la loro piena fiducia negli Stati occidentali; quindi, la fiducia nella NATO era ancora più alta. Parallelamente, questa nuova ondata pro-NATO, tuttavia il nazionalismo e la paura di una recessione economica stanno crescendo per la paura della guerra, che appare troppo vicina. Molti esempi suggeriscono, tuttavia, che il modo di pensare delle persone, le loro paure, l’equilibrio che non riescono a trovare nella politica interna
le rendono oscillanti e insicure riguardo al più importante ombrello di sicurezza che la Romania abbia mai avuto, ovvero proprio la NATO. D’altra parte, la sincerità di chi risponde ai sondaggi può essere ostacolata da quella che Elisabeth Noelle-Neumann ha chiamato la “spirale del silenzio”: il fatto che le persone a volte preferiscono rimanere in silenzio o conformarsi alle opinioni generali, anche quando non sono d’accordo con esse, per non distinguersi e non esprimere un giudizio contrario a quello dei più.

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