Vendemmiare *nuove opportunità*

24/05/2024 | le Origini

Non sono passati secoli ma le vigne del territorio sono sparite. Perché? Che cosa si può fare per ritornare indietro e proporre un vino da un vigneto autoctono?

di Ginevra Gionta
con la collaborazione A.I.

Una cantina, il cui ingresso fu evidentemente “adattato” alla dimensione di una botte.

Una cantina, il cui ingresso fu evidentemente “adattato” alla dimensione di una botte.

Un tipico “rifrescatorio”.

Un tipico “rifrescatorio”.

Accompagnati da un celeberrimo verso di Carducci, siamo andati a scoprire l’aria che si respirava a Sacrofano, tra la fine di settembre e i primi di ottobre, di qualche anno fa, quando iniziava la vendemmia. Qui una vigna l’avevano tutti, magari piccola, che bastava a produrre il vino per uso e consumo familiare, soprattutto vino di uve rosse. Le cantine nel centro storico, spesso scavate nel tufo, venivano usate per conservare il vino nelle botti di legno. Una parte di queste cantine si chiamava “rifrescatoio”. Qui riposavano non solo le botti, ma anche insaccati, formaggi e altre leccornie messe a stagionare. Una delle figure dell’artigianato di quell’epoca era “il bottaio”, capace di costruire, ma anche di riparare le botti in uso ai contadini. I veri protagonisti della vendemmia erano sempre i somari, quegli asini da soma che andavano su e giù per le colline, carichi di bigonci, pieni di grappoli d’uva vendemmiata. Le uve venivano poi lavorate in loco: in un primo momento si pigiava, dopo alcune settimane si faceva la svinatura, torchiando l’uva rimasta nei tini e infine il vino veniva travasato nelle botti, messe a riposare in cantina. Molti anziani sacrofanesi ancora ricordano la grandissima vigna che si trovava nella zona di Monte Patrizio, che produceva vino rosso di buona qualità. Scomparsa la vigna, prese il suo posto la pineta, che fece del terreno un pregiato investimento immobiliare, sorte che poi toccò a molti terreni coltivati a vite, fino alla fine della coltivazione delle uve e di conseguenza della produzione del vino, a tutto vantaggio della trasformazione dei terreni agricoli in aree edificabili. Oggi che è chiaro a tutti il valore economico dello sviluppo enogastronomico del territorio, è giunto il tempo di tornare al vigneto per valorizzare il territorio, avvalendosi delle migliori e più innovative tecnologie, degli incentivi economici, delle più sofisticate strategie di marketing, per creare valore, lavoro, cultura del vino. Non vi piacerebbe avere “Sacrofano nel calice” di un aperitivo, da offrire con orgoglio ai vostri ospiti?

***ma per le vie del borgo dal ribollir de’ tini va l’aspro odor de i vini l’anime a rallegrar”.
“La nebbia agli irti colli”
Giosuè Carducci***

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