Una riflessione a proposito della linea editoriale

26/03/2025 | Editoriale

Ci siamo chiesti perché I lettori ci chiamano affettuosamente “il giornalino”. È un vezzeggiativo che ci dice che siamo entrati nelle abitudini della comunità? In effetti, siamo un giornale che non denuncia quello che va male, mette in risalto ciò che c’è di buono. Quello che non funziona o che funziona male ha molte cause, che spesso vengono sovraccaricate di responsabilità soggettive. Dare la colpa va di moda, lo fanno tutti i giorni i social, i talk show. Troppo spesso denuncia e inchiesta vengono confuse, come le carte che il baro fa finta di aver mischiato correttamente, per nascondere l’inganno, indicare un nemico è infatti un  trucco retorico vecchio come il mondo. Dare la  colpa è  comodo, ci  scarica della responsabilità di  approfondire le questioni, ci induce a facili e improvvisate prese di posizione, come fare il ruttino e credere di aver digerito. Abbiamo scelto un’altra strada. Forse più accidentata, magari in salita, ma più promettente e impegnativa: cercare e raccontare quello che funziona, perché funzioni ancora meglio, perché crei fiducia che le cose possono migliorare, perché le buone pratiche stimolino la qualità delle persone, e di conseguenza promuovano le qualità che il nostro territorio ha e può esprimere. Ci prefiggiamo di parlare a ogni lettore perché si senta parte di una comunità, che insieme può superare le difficoltà, mettendo a fuoco le soluzioni non astrattamente, ma confrontandole con il modo in cui i problemi sono stati  risolti da altri soggetti, in altre realtà. Un giornale di comunità è un  laboratorio di  ricerca, che coinvolge chi lo scrive e chi lo legge in una visione concreta e realistica delle potenzialità che si stanno esprimendo e di quelle che ancora non riescono a uscire dal guscio. Le cose cambiano quando la consapevolezza prende il posto della sfiducia, del “tanto si è sempre fatto così”. Perché sapere cosa succede di nuovo è meglio del “tanto non cambia niente”. Quello che il giornale si prefigge è proporre la visione delle cose da un altro punto di vista, un punto di vista condiviso tra chi scrive e chi legge La Nuova Sacrofano.

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