Frane e smottamenti hanno ostacolato la viabilità. C’è qualcosa da cambiare
Sono state settimane di vero disagio, con strade chiuse per frane, allagamenti e manto stradale pieno di buche. “Abbiamo dovuto affrontare l’emergenza di Isola Farnese – dice Danilo Casciani, direttore generale del Parco di Veio – “gli abitanti del vecchio borgo erano rimasti completamente isolati”. I duecento abitanti, alcuni dei quali con difficoltà di deambulazione, dovuta all’età avanzata, erano rimasti bloccati, e nessun mezzo di trasporto era in grado di raggiungere il paese. I soccorsi li hanno raggiunti a piedi, mentre, contemporaneamente, si è reso necessario lo scavo di un sentiero di emergenza. Guardaparco e vigili del fuoco sono riusciti a riportare la situazione alla normalità, in quella che potrebbe essere considerata la capitale del Parco, vista la sua vicinanza all’antico insediamento della città di Veio. E per i disagi negli altri comuni i cui territori sono compresi nel perimetro del Parco? “Abbiamo monitorato costantemente la situazione – dice Casciani – agevolando l’intervento dei Vigili del Fuoco e delle squadre di intervento inviate dalla Città Metropolitana di Roma Capitale”. Quando piove molto in poco tempo, la terra non riesce ad assorbire tutte le precipitazioni, il naturale drenaggio si blocca, e le sedi stradali si inondano dell’acqua piovana in eccesso. D’altra parte, come è successo in un paio di situazioni, l’acqua rimuove consistenti porzioni di terra, provocando frane e rendendo pericolanti, e spesso molto pericolosi, gli alberi, alle cui radici viene a mancare la terra su cui fare presa. Che fare, visto che è una situazione che tende a ripetersi e dunque aggravarsi? Innanzitutto, non vanno banalizzati i dati sul dissesto idrogeologico, e di conseguenza la tendenza a ignorare politiche di green deal va smentita. È sbagliato e pericoloso sottovalutare il fenomeno dei cosiddetti cambiamenti climatici. Le piogge copiose, insistenti e battenti ne sono la prova. Non possono essere solo le autorità locali a farsi carico della gestione del problema, prima che diventi emergenza, con le conseguenze che abbiamo vissuto nelle scorse settimane,

A questo punto del ragionamento, ci sono due domande che abbiamo posto a Casciani. La prima: dal momento che ci sono ampie porzioni di territorio che sono di diretta gestione dei privati, cosa devono fare i legittimi proprietari per prevenire che i loro terreni provochino frane e smottamenti sulle vie di comunicazione che confinano con le loro proprietà? Conveniamo con Casciani che censire lo stato di salute degli alberi è importante, soprattutto in prossimità dei confini di proprietà. E poi, riuscire a controllare la capacità di drenaggio della terra, e intervenire con canalizzazioni dell’acqua piovana in eccesso significa prevenire frane. Forse, suggeriamo, istituire un tavolo permanente con il Parco, le due Università e il Comune potrebbe essere utile non solo per monitorare l’esatto stato delle condizioni attuali, ma anche per fornire concrete indicazioni operative, con lo scopo di formare una mentalità nuova tra i proprietari e i cittadini che abitano nel territorio comunale. Un punto di incontro che renda chiaro e possa concretizzare l’idea che al nostro territorio non basta più che sia abitabile, è necessario che i residenti lo vivano come parte fondamentale della loro vita quotidiana. Il Parco di Veio è disponibile, aspettiamo un cenno positivo dall’Università Agraria, dagli Allevatori e ovviamente dal Comune.

