La donna che fece l’*Impresa*

20/10/2024 | La Storia

Sacrofano può vantarsi di un primato al femminile

di Anna Innamorati

Augusta Orazi (1893-1969).

Augusta Orazi (1893-1969).

Il suo nome disegnava già il suo destino. Forma femmi­nile del nome latino Augustus, basato sul verbo augu­re: “far crescere cose eccelse attraverso le difficoltà”. E Augusta lo fece. Rimase vedova a 53 anni con 4 figli, tre ragazze e un bimbo di soli 12 anni nato inaspettato in tarda età. Erano gli anni ’50, si cominciava a rico­struire l’Italia sognando un futuro prospero di novità e non più basato solo sulla campagna e gli animali. Lei cercava un’idea che le permettesse di far crescere in modo più moderno quel figlio maschio assicurandogli agiatezza e prosperità. Era una donna in carne e dalla morte del suo ado­rato Attilio, sempre vestita di scuro, ma mai avvilita o sconfit­ta. Un bel sorriso per tutti, uno sguardo vivace e diretto, una forte capacità di organizzare e seguire la vita dei suoi figli. Era abbastanza erudita per quei tempi. Suo nonno, Segretario comunale, aveva disseminato il saper leggere, scrivere, par­lare Italiano e far di conto sulla progenie. E per Augusta fu un gran dono. Non poteva andare in campagna e fare lavori duri e faticosi perché il suo cuore dava dei problemi, che mal curati la rendevano fiacca. Lasciò la cura faticossima delle proprietà alle due figlie maggiori e si impose di provare una via diversa. Un viaggio in corriera a Roma le aprì gli occhi scoprendo le attività commerciali, le rivendite, i negozietti che offrivano merci varie ed eccola l’dea: un emporio. I soldi scarseggiavano, le spese erano tante, non poteva aprire un locale apposito. Troppo rischioso. Decise comunque di pro­vare e iniziò con un piccolo spaccio a casa. Oggi si direbbe “fece una ricerca di mercato”. Trattava pasta sfusa, conserva, tonno, alici in salamoia, cacio e addirittura ottenne una li­cenza da “bar” per poter vendere alcolici e soprattutto vino sfuso. Funzionò alla grande. Le donne accorsero spinte dalla curiosità, dalla solidarietà, dalla novità di poter “fare la spesa” con cura, varietà, prezzi convenienti e la simpatia di Augu­sta. Due anni dopo trovò un locale, lo affittò e aprì il suo “Emporio” in Via di Mezzo nel cuore del borgo antico di Sa­crofano. Lei troneggiava dietro un bancone alto, circondata da ogni ben di Dio (per l’epoca). Tutto si vendeva a grammi o etti, avviluppando ogni cosa nella carta marroncina e spes­sa, quella da pacchi. Capì che non servivano solo alimenti ma anche calzette, biancheria, tovagliette, piatti e bicchie­ri. Ebbe cura di aiutare i più bisognosi che pagavano a fine mese. Scriveva tutto nel quadernetto nero con i profili rossi che teneva lì a portata di mano. Tanti, soprattutto lavoratori stagionali venuti da lontano, le furono grati e poco alla volta trasferirono le famiglie a Sacrofano e mai Augusta fu dimenticata. Il credito solidale era una forma di sopravvivenza. Augusta non si fidava delle Banche. Teneva i soldi (quelle spe­cie di lenzuoli di carta) in una valigia con fibbie nella sua camera da letto. Tutti in fami­glia sapevano ma nessun osava contraddirla. A noi bambini che vociando e correndo nel borgo piombavamo nell’empo­rio ci offriva sempre una pasticca di menta bianca che pesca­va da un grande vaso di vetro posto sul balcone. Per noi una prelibatezza, una carezza. La sua idea prosperò e suo figlio la affiancò ancora giovanissimo, decidendo qualche anno dopo (intorno al 1959) di ampliare l’attività. L’Emporio divenne un rinomato punto di riferimento e Augusta nonostante gli anni continuò a sedersi al suo posto, godendosi le chiacchiere, il lavorio, il successo e quel sogno che si avverava e che avreb­be lasciato in eredità. Augusta Orazi, prima donna Impren­ditrice di Sacrofano: una storia di lotta, passione, creatività e tanta umanità. Questa era mia nonna.

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