Il Lazio è sempre tra le prime regioni per numero di morti di lavoro

12/04/2026 | _n.1-2026

47 lavoratori deceduti di Roma, quattro nell’area metropolitana, nessuno nel territorio di Sacrofano

di Piero Santonastaso

Presentazione di “Operaicidio” alla biblioteca comunale. Da sinistra: Paolo Bianchini, Marco Patucchi, Gabriella Gandellini, Patrizia Nicolini, Marco Ferri, Bruno Giordano, Piero Santonastaso.

Millecentodiciannove (1.119) vite sacrificate. Tante sono state nel 2025 le persone morte in Italia sul posto di lavoro o nel tragitto da e verso casa. Equivalgono a poco più di tre vittime al giorno, una media che si ripete implacabile anno dopo anno. Significa che nonostante le ondate di sdegno e i proclami della politica non si riesce a mettere mano a provvedimenti che garantiscano in maniera effettiva la sicurezza sul lavoro. Né sembra che la situazione sia destinata a cambiare in tempi accettabili, stante la fatalistica e diffusa convinzione che sul lavoro si può anche morire. Basti dire che al 10 marzo 2026 siamo già a 182 lavoratori morti, soltanto 9 in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno passato. La triste classifica delle regioni, comandata stabilmente dalla Lombardia, vede il Lazio sempre nelle prime posizioni. L’anno scorso 92 morti e 5° posto; 88 vittime e 6° posto nel 2024; l’anno precedente 93 morti e 4^ posizione. Il 2026, poi, è iniziato malissimo: al 16 marzo il Lazio è al secondo posto con 20 vittime. A fare la parte del leone è la provincia di Roma con 47 lavoratori deceduti (nel 2026 siamo già a 16), 31 dei quali nei comuni dell’area metropolitana (4 quest’anno), nessuno nel territorio di Sacrofano. L’ultima vittima sul lavoro del nostro comune risale al 20 aprile 2024, quando Roberto Campigotto, 57enne autista soccorritore dell’Ares 118, morì durante un intervento a Monterotondo. Il fatto che siano passati quasi due anni senza eventi mortali non significa abbassare la guardia e alcuni numeri sono lì a ricordarlo. La Città metropolitana di Roma, come si chiama l’ex provincia, conta 121 comuni e 1.818.984 (dato 2023) occupati, dei quali 597.077 al di fuori della capitale. A questi ultimi bisognerebbe poi aggiungere 216.433 pendolari che ogni giorno raggiungono Roma per lavorare. Ebbene, il tasso di incidenza1 degli infortuni mortali rispetto al numero degli occupati è di 2,55 per l’intera provincia, ma raddoppia al 5,19 se si esclude l’Urbe. Per avere dei termini di paragone, il tasso nazionale è 4,62 e 3,80 quello regionale, con picchi altissimi a Frosinone (11,98, il secondo peggiore in Italia dopo il 15,65 di Matera), Rieti (9,95) e Latina (7,60). Tornando ad analizzare il dato provinciale di Roma per il 2025, i 31 morti sono divisi in 27 uomini e 4 donne; la maggioranza (16) è costituita da ultracinquantenni; 6 sono state le vittime straniere (da Bangladesh, Bulgaria, Macedonia, Romania, Ucraina e Tanzania); 7 quelle in itinere. La vittima più giovane aveva 19 anni, lavorava nell’edilizia, era di Rocca Priora ed è morta andando al lavoro una mattina alle 7 sulla Tuscolana, a Grottaferrata; la più anziana un agricoltore 77enne di Nerola schiacciato dal trattore. Il comune con più vittime, 3, è stato Fiumicino, seguito da Ardea, Cerveteri e Pomezia con 2. Guardando invece la località di residenza, è Santa Marinella a piangere il maggior numero di morti (4), seguita da Ardea (3). I settori nei quali si sono verificati più incidenti fatali sono stati l’edilizia e l’agricoltura, ognuno con 4 vittime. I mesi peggiori sono stati luglio e agosto, con 5 morti ciascuno, mentre ad aprile non si sono registrate vittime.

(1) – incidenti mortali ogni 100.000 occupati

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