di Marco Ferri
Nonostante la crisi conclamata della stampa italiana, che ha colpito non solo il numero di copie, ma la stessa credibilità dell’informazione giornalistica, – l’indice mondiale della libertà di stampa stilato nel 2025 da Reporters Without Borders colloca l’Italia alla 49esima posizione – il 2026 è l’anno in cui si sta festeggiando l’anniversario della nascita di importanti testate giornalistiche italiane: il Corriere della Sera compie 150 anni, Repubblica 50 anni, Il Foglio 30, 50 ne compie Prima pagina, la famosa rassegna stampa di Rai Tre. Fatto sta, che nel 2026 La Nuova Sacrofano spegne le sue tre prime candeline. Non rappresentando interessi economici, né politici e di conseguenza non ricevendo finanziamenti che non siano le donazioni di lettori e piccole imprese che operano sul territorio, ci è sembrato giusto parlarne, non tanto per festeggiare, quando per sottolineare il legame che si è instaurato con i nostri lettori. Un legame nato da una promessa che via via si è andata realizzando: siamo un giornale di comunità, redatto e autoprodotto da volontari. La nostra missione è analizzare e condividere i cambiamenti, dare voce alle qualità espresse dai singoli e da realtà radicate nel territorio. Lo scopo dichiarato fin dalle origini è promuovere la cittadinanza attiva e la coesione sociale. Per cittadinanza attiva intendiamo la partecipazione consapevole e responsabile di tutti gli abitanti alla vita della comunità e alla tutela del bene comune, che è quanto richiamato dalla Costituzione della Repubblica Italiana, per incoraggiare la partecipazione alla vita democratica. Abbiamo cercato di mettere in pratica la teoria secondo cui un buon livello di informazione è capace di coinvolgere i lettori perché si sentano cittadini consapevoli delle loro potenzialità. Quanto alla coesione sociale, l’altro pilastro del nostro edificio ideale, siamo consapevoli che questo importante comportamento si misura nel grado di solidarietà, fiducia e collaborazione che unisce le persone, che si sentono parte dello stesso gruppo e agiscono insieme per il bene comune. Come tutti i comuni limitrofi alla Capitale, negli anni si sono registrati significativi spostamenti dalla metropoli al paese. Persone nate e cresciute a Sacrofano hanno imparato a convivere con persone venute ad abitarvi per i più disparati motivi. L’incontro ha prodotto cambiamenti, individuali e collettivi. Ciò ha spinto una discontinuità con il passato, sia tra gli “scrofanesi doc” che tra i “forestieri”. È qui, per esempio, che entra in ballo la coesione sociale, cioè la capacità degli abitanti di mantenere relazioni armoniose, di ridurre disuguaglianze e attriti, di attivare inclusione e di favorire un nuovo senso di appartenenza. La dicotomia tra tradizione e modernizzazione viene superata da una nuova consuetudine. I nuovi modi di interagire e comunicare possono diventare prevalenti sulla pretesa di inculcare determinati valori e norme di comportamento ripetitivi, nei quali si cela la pretesa implicita di una non meglio identificata continuità con il passato, all’insegna del “si è sempre fatto così”. Ogni comunità accumula nel tempo una riserva di atteggiamenti in apparenza antichi, per rinsaldare vincoli identitari, per connotare più marcatamente la fisionomia di modi di pensare e di agire, con lo scopo di attenuare quel senso di insicurezza che si avverte temendo un futuro senza radici. Se la tradizione stimola la memoria storica ha un valore propositivo, valore da aggiungere alla gestione dei cambiamenti; al contrario se si trasforma in tradizionalismo, che idealizza un passato non condiviso e rifiuta innovazioni e trasformazioni, diventa un ostacolo, perché mira all’immobilismo. “Le tradizioni che si pretendono antiche hanno spesso un’origine piuttosto recente e talvolta sono inventate di sana pianta” ci ricorda Eric J. Hobsbawm (1917-2012), che pone la questione di fare delle consuetudini un motore e un volano dei cambiamenti, utili e sempre più spesso necessari alla cura del bene comune. Mentre complessivamente nel mondo si stanno pericolosamente modificando equilibri fondamentali per la vita democratica e di conseguenza per la stessa coesistenza pacifica, si fa ancora più importante il significato e la cura della coesione sociale, come fattore che riduca conflitti e tensioni, migliori la qualità della vita, favorisca sicurezza e stabilità democratica, sostenga lo sviluppo economico e culturale del nostro territorio.

