Ha gli stessi problemi di tutti i comuni italiani, ma non è il caso di consolarsi con la panacea del “mal comune mezzo gaudio”. Lina Cardarelli, delegata alla Sanità del Comune ci fa un quadro della situazione
Non si può non partire da una valutazione oggettiva: se l’affidamento da parte dello Stato alle regioni della gestione della Sanità pubblica voleva creare condizioni di maggiore flessibilità e un migliore adattamento alle esigenze dei territori, il bilancio non è positivo. Il potere di organizzazione sanitaria, la gestione delle Asl e il controllo della spesa delegato alle regioni ha creato forti disuguaglianze, frammentazione, difficoltà di coordinamento e vistosi squilibri economici e di qualità delle prestazioni. Recentemente, si è constatato che la spesa pubblica dedicata nella recente legge di bilancio alla Sanità da parte del governo è sproporzionata alla previsione della spesa media che le famiglie italiane sostengono per le cure. “In un anno spendiamo di tasca nostra 6,9 miliardi di euro per le visite specialistiche e 3,7 miliardi per gli esami specialistici”, ha recentemente rilevato dataroom@corriere.it .
Il Lazio soffre di liste d’attesa molto lunghe, è la criticità più sentita dai cittadini. Infatti, circa il 70% delle persone indica i tempi lunghi come problema principale, tanto per molti – troppi! – risulta difficile” ottenere visite in tempi adeguati. Le conseguenze sono presto evidenti: molti – che se lo possono permettere – si rivolgono al privato creando inaccettabili disuguaglianze. L’elevato ricorso alla Sanità privata è testimoniato dal fatto che circa l’80% delle persone dichiara di essere andata nel privato almeno una volta, per abbattere i tempi d’attesa. Il Lazio è considerato carente sul piano della prevenzione e dell’assistenza locale, registrando un peggioramento negli indicatori di prevenzione e assistenza distrettuale, in altre parole questo significa pochi servizi sul territorio, troppo peso sugli ospedali, difficoltà per anziani e malati cronici. A fronte di questa generale situazione non è pensabile che il territorio di Sacrofano non ne risenta. Sacrofano è di competenza della Asl Roma 4, con sede a Campagnano.
Nel territorio comunale, è attivo un servizio di pronto intervento, con personale medico e paramedico, dotato di un’autoambulanza presente 24 ore. Le emergenze sono coperte da due ospedali limitrofi: il Sant’Andrea, in località Grottarossa, e il San Pietro sulla Cassia, nel quadrante nord di Roma.
“Recentemente la Asl Roma 4 ha aperto un laboratorio di prossimità e PUA (punto unico di accesso) dedicato ai cittadini con fragilità e disabilità. – dice Lina Cardarelli, consigliera comunale con delega alla Sanità – È aperto al pubblico quattro giorni al mese”, dice Lina Cardarelli, consigliera comunale con delega alla Sanità, alla quale non è difficile far notare che, se pur importante questo nuovo presidio pubblico, è difficile
immaginare possa essere competitivo con i laboratori privati presenti nel territorio.
Lo studio medico condiviso dai medici di base di Sacrofano ha avuto un turn-over dovuto al pensionamento ai pensionamenti, ma attualmente si è stabilizzato, e oggi offre anche un servizio di pediatria, mentre somministra ogni anno ai pazienti che ne fanno richiesta la vaccinazione antiinfluenzale e quella anti-pneumococco.
“Ogni anno – dice Cardarelli- organizziamo analisi precoci per i tumori al seno, favoriamo la prevenzione per il tumore al colon, e promoviamo i controlli per la prevenzione dei disturbi all’udito, oltre che la donazione del sangue. Recentemente è stata attivata “La Banca delle visite”, grazie a all’omonima organizzazione non profit cerchiamo di sostenere il diritto alla salute per chi non se lo può permettere”, dice Cardarelli “, riuscendo a fornire visite specialistiche ed esami clinici gratuitamente, grazie alle donazioni dei privati”.
Non c’è dubbio sia un’iniziativa che contribuisca al welfare, ma al tempo stesso – e paradossalmente- conferma chiaramente le inadempienze e le carenze del sistema della Sanità pubblica che abbiamo illustrato fin qui. Non sempre la beneficenza può essere sussidiaria del diritto alla salute. Si tratta di uno dei diritti fondamentali, ai quali dovemmo tutti prestare molta più attenzione. Quell’attenzione che metta nelle condizioni politiche l’Amministrazione comunale non solo di chiedere molto di più alla Asl competente e più in generale alla Regione, ma di immaginare in quali concrete forme sia possibile dare vita a esperienze orizzontali che mettano in rete le risorse umane e strutturali distribuite nel territorio, allo scopo di ottimizzare l’assistenza medica diffusa nell’area dei comuni limitrofi.

