Un programma di memoria e arte, tra libri e celebrazioni per rafforzare il dialogo tra i due paesi
di C C

Constantin Brâncuși (1876-1957)
L’anno 2026 si preannuncia come un anno di particolare rilievo per i rapporti culturali tra Romania e Italia, che celebreranno insieme l’Anno Culturale Romania–Italia 2026. Un’iniziativa volta a rafforzare il dialogo tra i due Paesi attraverso un ricco programma di eventi, mostre, incontri e progetti culturali diffusi sul territorio. A rendere quest’anno culturale ancora più significativo sarà il 150° anniversario della nascita di Constantin Brâncuși, figura emblematica dell’arte europea e simbolo ideale del legame culturale tra Romania e Italia. Il suo percorso artistico, fortemente influenzato anche dall’arte italiana, ha contribuito a definire una ricerca formale essenziale e universale che lo consacra come uno dei più grandi artisti del Novecento. Brâncuși è inoltre una delle figure raccontate in Fantasmi romeni di Carolina Vincenti, opera che accompagna il lettore alla scoperta dell’anima più profonda della Romania. Attraverso racconti, immagini simboliche e riflessioni personali, l’autrice esplora miti, tradizioni, memorie e suggestioni che hanno plasmato l’identità del Paese. Il libro offre uno sguardo intimo e autentico, capace di andare oltre i luoghi comuni e di restituire la complessità di una cultura ricca, stratificata e profondamente europea. In un territorio come il nostro, dove la comunità rumena è parte viva e integrante del tessuto sociale, la lettura di Fantasmi romeni assume un significato particolare. Non si tratta solo di un libro da leggere, ma di un’occasione per riconoscersi, riflettere e riscoprire radici che continuano a parlare anche lontano dalla terra d’origine. Il volume raccoglie dieci ritratti di figure romene straordinarie – artisti, pensatori, intellettuali – che hanno vissuto il viaggio, l’esilio, il confine tra lingue e culture. Sono definiti “fantasmi” non perché appartengano al passato, ma perché spesso restano invisibili, poco conosciuti, nonostante abbiano contribuito in modo profondo alla cultura europea e mondiale. Dalle pagine del libro emerge con forza un tema che molte famiglie rumene conoscono bene: il senso di appartenenza spezzato, la sensazione di vivere tra due mondi. La Romania raccontata da Vincenti non è solo un luogo geografico, ma una memoria viva che accompagna chi parte, riaffiora nei gesti quotidiani, nella lingua, nei ricordi tramandati ai figli. Il libro parla anche a chi è nato o cresciuto in Italia. Ai giovani, in particolare, offre uno sguardo nuovo sull’identità: non qualcosa di rigido o limitante, ma una ricchezza fatta di stratificazioni, di radici che non impediscono di crescere altrove. In questo senso, le storie raccontate diventano un ponte tra generazioni e tra culture. Per una comunità rumena che oggi vive, lavora e costruisce il proprio futuro qui, Fantasmi romeni è un invito a non dimenticare, ma anche a sentirsi legittimamente parte del presente. I “fantasmi” evocati nel libro non chiedono nostalgia, bensì ascolto e consapevolezza: ricordano che conoscere la propria storia è un modo per abitare con maggiore coscienza il luogo in cui si vive oggi. Nella foto: Costantin Brancusi (1876-1957).

