Ottanta anni fa, nel 1946, le donne italiane conquistarono il diritto al voto, il primo passo verso la liberazione dalla subalternità famigliare, sociale, politica. Un diritto conquistato durante la Resistenza, poi riconosciuto con la partecipazione alla Costituente.
“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali”, recita l’art.3.
Con questo fondamento ha eliminato qualsiasi discriminazione tra uomini e donne, anche in ambito politico. Infatti, l’art.48 stabilisce “Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età.” Qui viene esplicitamente riconosciuto il diritto di voto anche alle donne.
Con l’art. 51, poi, si fa diretto riferimento all’accesso alle cariche pubbliche: “Tutti i cittadini dell’uno o dell’altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza…”.
A 80 anni dal diritto al voto, le donne hanno saputo conquistare molti altri diritti fondamentali. Ma il cammino non è affatto terminato, anzi è fortemente ostacolato dalla disparità salariale, dai continui tagli allo stato sociale che, tra l’altro, incidono sull’accesso agli asili-nido. Senza contare, il numero ancora troppo alto di violenze sessuali e di femminicidi.
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